Dipende cosa fai accadere ai materiali non scambiati... :wacko:
Ammettiamo che i beni in questione siano durevoli nell'arco di tempo che ci interessa (ovvero sia possibile accumularli), e che di tutti i beni se ne produca un'unità al giorno.
Ogni giorno io avrò la produzione di tot unità di ricchezza, e questo è vero indipendentemente dalla presenza degli scambi. Lo scambio permetterà di spostare quella ricchezza verso chi la sa godere al meglio, massimizzando il benessere.
Tuttavia, in assenza di scambi, cosa supponi accada? Ovvio che se la ricchezza in questione viene bruciata / sparsa ai quattro venti o che altro, c'è una perdita... :unsure: Il caso più semplice che io mi immmagino, soprattutto visto l'esempio alimentare, è il seguente: "mi piace il latte, non posso averlo, per vivere devo mangiare, mi accontento delle uova". Ovvero, uso la ricchezza che ho ricavandone un grado di benessere inferiore. Buttare le eccedenze è un comportamento che naturalmente riduce la ricchezza in gioco.
Da questo punto di vista possiamo dire che lo scambio impedisce la diminuzione di ricchezza complessiva perché, allocando la ricchezza dove viene maggiormente apprezzata, ne impedisce la distruzione per incuria o per indifferenza... Tuttavia mi sembra un fattore psicologico piuttosto marginale, soprattutto nell'economia odierna.
L'esistenza del mercato, possiamo dire, è uno stimolo alla conservazione della ricchezza (mi piace, lo conservo; non mi piace, so che ad altri piace, lo conservo e quando capita lo scambio) rispetto all'assenza di scambi (mi piace, lo conservo; non mi piace, posso decidere di buttarlo). Tuttavia conservare una ricchezza esistente e crearne una nuova è un concetto completamente differente a mio parere.
Un conto è dire "ho una tonnellata di grano, non so cosa farne e la brucio" e "ho una tonnellata di grano, non so cosa farne ma il mio vicino sì, quindi la tengo e vediamo se lui ha qualcosa che mi serve", ovvero conservazione della ricchezza.
Un altro conto è dire "grazie al mercato, il valore di questa tonnellata di grano diventa quello di due tonnellate di grano", ovvero creazione della ricchezza.
se ho ben capito, per te ricchezza e risorse disponibili sono la stessa cosa?
adesso sono io, invece a fare una domanda: qual è lo scopo dell'impresa? e qual è lo scopo dell'iniziativa economica, e della proprietà?
Le pulsioni sono sempre quelle... la ricerca dell'utile e del piacere, il rifiuto del dolore. Con gli scambi e la propietà ci sono maggiori garanzie di ottenere i primi ed evitare il secondo.
Di sicuro non ha una funzione di pubblica, come vorrebbe la nostra Costituzione; o meglio, in un certo senso ce l'ha, ma "inconsapevolmente"... con domanda-offerta libere di esplicarsi (sempre con i famosi e doverosi limiti), aumenta il benessere collettivo.
domanda secca: qual è il fine ultimo di un'impresa? e del capitalismo in generale? niente giri di parole, solo la risposta secca
il fine della fabbrichètta bergamasca è quello di fare tanti soldoni (quindi + ricchezza e quindi si spera + benessere per il proprietario)
invece il capitalismo non ha un fine... è l'intreccio di miliardi di interessi individuali che, per una misteriosa legge empirico-matematica (la "mano invisibile") curiosamente accresce anche la ricchezza globale (non come la intende Beric, ma intesa come l'aumento dei panieri di consumo disponibili)
ma sti soldi come girano? e come si fa a farli girare meglio?
ma sti soldi come girano? e come si fa a farli girare meglio?
non sono i soldi che girano, sono i beni, che vengono allocati a chi più li desidera e pertanto è disposto a pagare di più.
Se sono solo i soldi a girare ha ragione Beric, è solo speculazione senza niente dietro
per farli girare meglio: aumentare il numero e/o la qualità degli scambi, credo. E' quello che i Governi cercano di fare, teoricamente.
ma per far circolare i beni ci vogliono i soldi....e i soldi, in mano a chi stanno? e perchè, soprattutto? la domanda è tutta qui, perchè così vediamo quali e quante disparità sociali crea il capitalismo, specialmente il capitalismo lasciato libero. le teorie eocnomiche sono tutte belle, ma hanno un difetto: no contano che il benessere generale passa per pochi miliardai e per sacche di povertà tremende, in cui non solo mancano i beni, ma la dignità. è bello parlare di benessere medio, di lungo termine, ma la gente ha la brutta abitudine di dover mangiare per vivere, nel breve termine e non solo mediamente, ma ognuno. la statistica è roba teorica, ma nella pratica del benessere medio non importa niente a nessuno.
"la statistica è quella cosa che se noi c'avemo 2 polli, e te ne magni 2 e io nessuno, se ne semo magnati uno a capoccia"
la società con la statistica non si fa, e nemmeno il benessere
io non incolperei il capitalismo moderno per le disparità sociali. Ci sono dalla notte dei tempi.
e comunque, anche se un governo sovranazionale illuminato facesse un equa ripartizione dei beni, ci sarebbe chi li usa meglio e chi li usa peggio, a chi il gregge di pecore finisce sotto il treno e a chi invece produce venti agnellini, e poi 80, e poi diventa il monopolista delle pecore.
senza andare nella fantascienza, gli Stati "socialisti" europei si reggono
1. su una politica economica estera spietata delle loro multinazionali
2. sul fatto che sono altri a fare il lavoro sporco (Usa, Urss ecc.)
il capitalismo è l'unica via globale, lo era, e sempre lo sarà.
noi nel nostro piccolo possiamo realizzare una specie di giustizia sociale, ma sempre nella consapevolezza che ci reggiamo sul capitalismo, direttamente o indirettamente.
E possiamo anche far godere le briciole della nostra sempre maggiore ricchezza anche ai paesi del terzo mondo.
briciole che potrebbero anche essere abbastanza sostanziose, se non fossimo così avidi.
se ho ben capito, per te ricchezza e risorse disponibili sono la stessa cosa?
Le risorse disponibili sono la ricchezza potenziale, quelle effettivamente utilizzate e/o circolanti sono la ricchezza effettiva.
Avere la macchina che fa scavare più in profondità incrementa la ricchezza effettiva, perché getta sul mercato maggiori risorse minerarie, ma non modifica la quota di risorse complessive... Anche se ne modifica il valore sul mercato. :)
Imporre l'eguaglianza tra capitale e ricchezza a mio parere implica confondere il mezzo con il fine, e a perdere di vista il contatto con la realtà dei fatti.
Credo sia davanti agli occhi di tutti il fatto che per certi beni si paghino dei prezzi completamente slegati dall'andamento produttivo del bene stesso, e che siano prezzi dettati unicamente dall'andamento umorale e speculativo di pochi pesci grossi della finanza mondiale.
La separazione filosofica tra moneta e bene, mi ripeto ancora, è uno dei maggiori danni provocati dall'economia moderna.
adesso sono io, invece a fare una domanda: qual è lo scopo dell'impresa? e qual è lo scopo dell'iniziativa economica, e della proprietà?
Lo scopo dell'impresa a mio parere dovrebbe essere (non dico che lo sia effettivamente) la produzione di ricchezza, ovvero di tutte le voci di bilancio tranne l'utile finale, a parte quella frazione che corrisponde al "giusto compenso" per l'imprenditore stesso.
Scopo dell'impresa dovrebbe essere il mettere a disposizione dell'umanità beni, tecniche e servizi in grado di rendere l'umanità mediamente più ricca... Cosa che, come ho detto, si può fare unicamente tramite il progresso tecnologico o la razionalizzazione dei processi. Un'impresa, per come la intendo io, deve fornire all'umanità un contributo in termini di capacità di immissione sul mercato dei beni, o in risparmio di tempo, o in diffusione dei beni stessi, capace di giustificarne l'esistenza.
Altrimenti si abbandona l'imprenditoria e si entra nei meandri del capitalismo.
Le risorse disponibili sono la ricchezza potenziale, quelle effettivamente utilizzate e/o circolanti sono la ricchezza effettiva
ok;
1. Stato ieri: aveva dei bei sassoni piantati in mezzo alla brughiera (Stonehenge) e ogni tanto ci andavano i druidi a salmodiare idiozie
2. Stato oggi: quei sassoni sono considerati un attrazione miliardaria, e fruttano all'inghilterra metà del bilancio solo in cartoline
3. Stato domani: finalmente tutti ne avranno piene le pal*e di Stonehenge, che verrà dimenticato
c'è differenza nel valutare la ricchezza anche se si tratta dalla stessa identica quantità di "risorse"?
comunque secondo me facciamo quasi lo stesso discorso, solo che usiamo definizioni diverse:
TU
Ricchezza (potenziale o effettiva): risorse
Potere d'acquisto: capacità di coprire un tot. di panieri di consumo
Benessere: mi sembra di capire che anche per te è qualcosa di soggettivo (almeno una volta che si è provveduto ai bisogni primari)
IO
Risorse: risorse, non è che ci sia un sinonimo. Tutto ciò che è utilizzato nella produzione di beni e servizi
Ricchezza: io la intendo come sinonimo di potere d'acquisto; più panieri di consumo uno riesce a coprire, più è ricco
Benessere: il godimento che si ricava individuamente dagli scambi
Quindi forse, se dico che grazie al mercato e agli scambi non è possibile aumentare tanto la ricchezza generale, quanto il potere d'acquisto, sei d'accordo?
io non incolperei il capitalismo moderno per le disparità sociali. Ci sono dalla notte dei tempi.
e comunque, anche se un governo sovranazionale illuminato facesse un equa ripartizione dei beni, ci sarebbe chi li usa meglio e chi li usa peggio, a chi il gregge di pecore finisce sotto il treno e a chi invece produce venti agnellini, e poi 80, e poi diventa il monopolista delle pecore.
senza andare nella fantascienza, gli Stati "socialisti" europei si reggono
1. su una politica economica estera spietata delle loro multinazionali
2. sul fatto che sono altri a fare il lavoro sporco (Usa, Urss ecc.)
il capitalismo è l'unica via globale, lo era, e sempre lo sarà.
noi nel nostro piccolo possiamo realizzare una specie di giustizia sociale, ma sempre nella consapevolezza che ci reggiamo sul capitalismo, direttamente o indirettamente.
E possiamo anche far godere le briciole della nostra sempre maggiore ricchezza anche ai paesi del terzo mondo.
briciole che potrebbero anche essere abbastanza sostanziose, se non fossimo così avidi.
ma il capitalismo è l'unico sistema economico, se escludiamo lo schiavismo, che elegge le dipsarità sociali come un VALORE positivo, e fa dell'egoismo puro e semplice la molla ed il valore fondante di un sistema di vita. è questo che trovo moralmente inaccettabile, anche perchè la ricchezza di pochi è la fame dei moltissimi, e lo dimostrano le lotte sindacali. il capitalismo lasciato a sè stesso, libero di esprimersi, è quello della fine del 1800: 12 ore di lavoro al giorno, lavoro minorile, paghe da miseria, condizioni igieniche e di sicurezza nulle. ora, data l'esperienza, avere tutta la tua fiducia sul capitalismo mi sembra eccessivo...
ora, data l'esperienza, avere tutta la tua fiducia sul capitalismo mi sembra eccessivo...
non ho fiducia nel capitalismo lasciato a sè stesso, ho fiducia nel libero mercato; regolato ma libero.
Per farti un esempio, paragonando gli uomini a delle macchine:
il capitalismo del 1800 è "circolate tutti dove cavolo volete, pure sui prati, a me chemmenefrega, chi ha la Smart dovrà lasciar passare il Camion o peggio per lei, anche se questo va in senso vietato"
il socialismo è "il camion può circolare solo dalle 12 alle 14, le bmw dalle 15 alle 17, e solo fuori città, perchè i primi sono pericolosi e le seconde moralmente inaccettabili; se una smart rimane senza benzina, la requisiremo dai Suv di passaggio"
il libero mercato è "ognuno può circolare dove vuole e senza doveri particolari verso gli altri automobilisti, ma rispettando i sensi unici e i limiti di velocità"
ora, data l'esperienza, avere tutta la tua fiducia sul capitalismo mi sembra eccessivo...
non ho fiducia nel capitalismo lasciato a sè stesso, ho fiducia nel libero mercato; regolato ma libero.
Per farti un esempio, paragonando gli uomini a delle macchine:
il capitalismo del 1800 è "circolate tutti dove cavolo volete, pure sui prati, a me chemmenefrega, chi ha la Smart dovrà lasciar passare il Camion o peggio per lei, anche se questo va in senso vietato"
il socialismo è "il camion può circolare solo dalle 12 alle 14, le bmw dalle 15 alle 17, e solo fuori città, perchè i primi sono pericolosi e le seconde moralmente inaccettabili; se una smart rimane senza benzina, la requisiremo dai Suv di passaggio"
il libero mercato è "ognuno può circolare dove vuole e senza doveri particolari verso gli altri automobilisti, ma rispettando i sensi unici e i limiti di velocità"
e allora il punto è: a cosa devono essere ispirate queste regole? e soprattutto, a dove ci portano? perchè, bada bene, ogni regola è funzionale al corretto svolgimento del mercato. e allora, quali valori dobbiamo prendere come assolutamente ineludibili? quali limiti dobbiamo porre alla liberta? e così via...