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Fonti di Energia
M di Mornon
creato il 17 marzo 2006

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Nathaniel Martell
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Nathaniel Martell
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Inviato il 11 giugno 2009 1:47

in realtà la cosa vale fino a un certo punto:

in una azienda, come è ovvio, non tutti fanno la stessa mansione.

Quando si assembla, per dire, una macchina, non tutti monteranno le gomme, non tutti i pistoni.

E ancora, immagino che in un'azienda ci siano in ballo più copie dello stesso oggetto contemporaneamente, e a parte in alcuni settori, l'importante è che a fine giornata siano stati prodotti quel tot di pezzi.

Problemi come quelli che dici tu ci sarebbero più che altro in campo sanitario o simili, in quanto non puoi postporre i bisogni di un'altra persona ricoverata rispetto alla tua pausa pranzo.

Poi... non dico che la cosa sia semplice nè che lo sia per tutte le aziende, proprio per questo va concordato tra le parti.

 

Un'altra soluzione è, sempre sulla stessa linea, scaglionare la pausa pranzo tra i diversi stabilimenti in campo provinciale(o regionale), di modo che, all'interno di una provicia o regione X ci siano tre momenti di pausa e ad ognuno di questi si attengano un terzo delle fabbriche\ospedali\aziende agricole\manifatture varie. Quali facciano pausa in quale momento va stabilito in base ai consumi medi dell'anno precedente in modo che ogni fascia di orario abbia orientativamente un consumo simile.

 

Per quanto riguarda le 6 ore consecutive, dipende: come ho detto la cosa va studiata. Non sono un dirigente nè un organizzatore del lavoro ed è una cosa a cui non ho dedicato grande tempo di pianificazione.

Sono convinto che una persona competente che abbia qualche sera da perderci dietro, possa organizzare i turni in maniera ottimale, anche considerando che per moltissime fabbriche si lavora sulle 24 ore.

 

Per esempio, anche se si tratta di campi diversi: io lavoro in una residenza sanitaria.

Il personale non entra tutto alla stessa ora, non esce tutto alla stessa ora.

C'è chi fa dalle 7 alle 13, chi dalle 8 alle 14, chi dalle 13 alle 19, chi dalle 14 alle 20 e via discorrendo, per coprire le 24 ore, dividendo il numero dipersone per turno in base alle esigenze e ai carichi di lavoro previsti per quel dato momento.

In una fabbrica puoi fare lo stesso, basta sapere quante persone ti servono in ogni momento e regolarti.


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Mornon
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Mornon
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Inviato il 11 giugno 2009 14:08 Autore

in realtà la cosa vale fino a un certo punto

Per questo ho detto, mi cito, "avendone solo due terzi potrebbe trovarsi con dei problemi, magari al punto da inficiare la produzione".

 

 

in una azienda, come è ovvio, non tutti fanno la stessa mansione.

Quando si assembla, per dire, una macchina, non tutti monteranno le gomme, non tutti i pistoni.

E ancora, immagino che in un'azienda ci siano in ballo più copie dello stesso oggetto contemporaneamente, e a parte in alcuni settori, l'importante è che a fine giornata siano stati prodotti quel tot di pezzi

Tutto vero, ma se un'azienda ha un certo numero di operai non sono cosí certo che possa passare tre ore avendone due terzi, senza conseguenze; alcune magari sí, motivo per cui non ho mai detto che sia sicuramente altrimenti, ma in generale...

Resta comunque il problema di chi lavorerebbe cinque/sei ore consecutive; un problema non solo per il lavoratore, ma anche per il datore: se si lavorano cinque/sei ore consecutive, l'ultima o le ultime due renderanno meno di quanto avrebbero reso se messe dopo una pausa.

 

 

Un'altra soluzione è, sempre sulla stessa linea, scaglionare la pausa pranzo tra i diversi stabilimenti in campo provinciale(o regionale), di modo che, all'interno di una provicia o regione X ci siano tre momenti di pausa e ad ognuno di questi si attengano un terzo delle fabbriche\ospedali\aziende agricole\manifatture varie. Quali facciano pausa in quale momento va stabilito in base ai consumi medi dell'anno precedente in modo che ogni fascia di orario abbia orientativamente un consumo simile

Il che richiederebbe a tutte le aziende non solo di accordarsi a livello regionale, ma di farlo ogni anno, potenzialmente cambiando modo di agire ogni anno. Magari sarebbe fattibile, ma anche per le aziende non penso sarebbe una cosa semplicissima (da cui non so quante accetterebbero di farlo).

 

 

Per esempio, anche se si tratta di campi diversi: io lavoro in una residenza sanitaria.

Il personale non entra tutto alla stessa ora, non esce tutto alla stessa ora.

C'è chi fa dalle 7 alle 13, chi dalle 8 alle 14, chi dalle 13 alle 19, chi dalle 14 alle 20 e via discorrendo, per coprire le 24 ore, dividendo il numero dipersone per turno in base alle esigenze e ai carichi di lavoro previsti per quel dato momento.

In una fabbrica puoi fare lo stesso, basta sapere quante persone ti servono in ogni momento e regolarti

In una fabbrica puoi fare lo stesso se la natura della fabbrica lo permette; che una gestione sia possibile in un campo non implica che lo sia in generale. Per esempio: alle scuole superiori il corpo docente lavora la mattina e per diciotto ore settimanali; questo non significa che un simile modello sia esportabile nelle fabbriche, in quanto un modello è creato per rispondere alle esigenze di una determinata realtà.

Del resto, tu parli di una situazione che resta attiva ventiquattro ore al giorno e che ha carichi di lavoro di un certo tipo variabili; un modello che va bene per una simile realtà non necessariamente vale per un'altra che resta aperta magari otto ore al giorno con carico costante non necessariamente dello stesso tipo.


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Tyrion Hill
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Inviato il 11 giugno 2009 15:49

Il messaggio in risposta a Mornon che ho spedito ieri è scomparso... Possibile recuperarlo?


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Nathaniel Martell
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Inviato il 11 giugno 2009 23:07

Come tu giustamente dici, è possibile ma non certo che ci siano questi problemi.

Allo stesso modo tieni conto di quanto ho detto:

non dico che la cosa sia semplice nè che lo sia per tutte le aziende, proprio per questo va concordato tra le parti.

come ho detto la cosa va studiata. Non sono un dirigente nè un organizzatore del lavoro ed è una cosa a cui non ho dedicato grande tempo di pianificazione.

Sono convinto che una persona competente che abbia qualche sera da perderci dietro, possa organizzare i turni in maniera ottimale,

 

Quindi: non ho detto che quella sia la soluzione ottimale. Ho detto che ho buttato giù la prima cosa ma una soluzione si può concordare tra le parti e fare studiare da personale competente.

 

Per quanto riguarda l'organizzazione a livello provinciale\regionale, credo sia meno complicato di quanto appare, e se ci sono incentivi adeguati in termini di risparmio in conto energia, ogni azienda sia più che felice di posticipare o anticipare di un'ora l'intero "palinsesto" dei turni.


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Tyrion Hill
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Inviato il 11 giugno 2009 23:50

Rispondo di nuovo (due ghiandole... ^_^ )

 

Per il fotovoltaico: girarli parzialmente verso Est o Ovest inficerebbe la resa generale, si sfrutterebbe meno la cella; magari si sposterebbe il massimo (non so se abbastanza, nel caso), ma al prezzo di avere una resa inferiore con una struttura che già non rende moltissimo.

 

Non direi. Ammettendo un sole posto allo zenit (cosa che succede solo entro i tropici...), solo il 6-7% delle radiazione solare verrebbe assorbito dall'atmosfera (in assenza di nuvole, ovviamente). Per raddoppiare la quantità di assorbimento occorrerebbe porre il sole a 30 gradi sopra l'orizzonte - cioè ormai prossimo al tramonto. Quindi si avrebbe una perdita del 6% - e questo in un caso estremo, impossibile. Più realisticamente la perdita differenziale dovuta ad aumentato assorbimento sarebbe dell'ordine dell'1% - del tutto irrilevante.

Cerco di spiegarmi meglio: ci sono centrali che sono veloci da regolare; se ho una centrale a gas, per aumentare la produzione brucio piú gas. Se ho una centrale a petrolio, per aumentare la produzione devo far evaporare acqua.

Inoltre, se ben ricordo, le centrali hanno anche un "rateo di accensione", ossia quante volte possono essere accese/spente in un dato lasso di tempo, cosa che ovviamente inficia ulteriormente i discorsi "Al massimo accendo/spengo la centrale".

 

Ripeto, non vedo come l'introduzione dell'eolico + fotovoltaico possa costringere a più accensioni e spegnimenti di quanti ne siano necessari ora. Come dico qui:

Non capisco perchè, con eolico + fotovoltaico diffusi ovunque, dovrebbe mancare improvvisamente parte della generazione... con i grandi numeri, le cose si mediano (zone soleggiate compensano zone nuvolose, zone di vento compensano zone con meno vento, ecc...). E con i piccoli numeri, beh, si da' davvero pochissimo fastidio alla rete

Con i piccoli numeri è vero, con i grandi numeri... hai presente il balck-out che nel (mi pare) 2006 ha colpito l'Europa? È partito da un eccesso di eolico in Germania (e da una manovra sbagliata negli Stati nordici, se ben ricordo).

 

Questo non lo sapevo: credevo che produzioni locali di energia potessero essere distribuite prontamente su tutta la rete: dopotutto, con poche centrali, si è costretti a fare proprio questo.

Sottolineo inoltre una cosa: non sto dicendo che con troppe fonti aleatorie la rete avrebbe automaticamente problemi, ma che diventerebbe piú instabile; un sistema instabile può andare avanti senza problemi all'infinito, ma diventa piú facile che si verifichi un problema, che inoltre sarebbe piú difficile da compensare.

Non dico che non ci siano margini di crescita, anzi: a oggi quel "troppe fonti aleatorie" si aggira attorno a un 15÷20% della produzione (nota: "produzione", quindi cambia a seconda del carico).

In futuro, con adeguamenti della rete (tra cui metodologie di accumulo, anche sperando che se ne trovino di piú efficaci), tale limite crescerà; non so se fino al totale rinnovabile, ma potrà crescere molto. Servono però degli adeguamenti.

 

Sí, la capacità di accumulo è importante, capisco...

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Inviato il 12 giugno 2009 0:11 Autore

non ho detto che quella sia la soluzione ottimale. Ho detto che ho buttato giù la prima cosa ma una soluzione si può concordare tra le parti e fare studiare da personale competente

Non dico di no, dico solo che non so se sarebbe effettivamente fattibile.

 

 

Per quanto riguarda l'organizzazione a livello provinciale\regionale, credo sia meno complicato di quanto appare, e se ci sono incentivi adeguati in termini di risparmio in conto energia, ogni azienda sia più che felice di posticipare o anticipare di un'ora l'intero "palinsesto" dei turni.

 

Si torna alla solita nota: incentivi per il fotovoltaico (magari che coprano da subito il costo dell'impianto); incentivi per l'eolico (idem); obbligo di acquisto per l'energia rinnovabile (quindi doppia spesa e meno entrate); incentivi per chi accetta di cambiare turni.

Ma ci sono i fondi?

 

 

Non direi. Ammettendo un sole posto allo zenit (cosa che succede solo entro i tropici...), solo il 6-7% delle radiazione solare verrebbe assorbito dall'atmosfera (in assenza di nuvole, ovviamente). Per raddoppiare la quantità di assorbimento occorrerebbe porre il sole a 30 gradi sopra l'orizzonte - cioè ormai prossimo al tramonto. Quindi si avrebbe una perdita del 6% - e questo in un caso estremo, impossibile. Più realisticamente la perdita differenziale dovuta ad aumentato assorbimento sarebbe dell'ordine dell'1% - del tutto irrilevante

Intanto bisognerebbe vedere di quanto questo sposterebbe il massimo, temporalmente parlando; inoltre, è un 1% su un rendimento già basso di suo, quindi non necessariamente sarebbe irrilevante. Considera che, anche orientando bene i pannelli, diverse volte viene valutato di motorizzarli in modo che possano seguire il Sole; questo mi fa pensare che la perdita dovuta a un'angolazione non ottimale non sia da poco. Ma, anche fosse, sarebbe rilevante lo spostamento ottenuto?

Nota inoltre che non è solo questione di assorbimento, ma se non erro anche di come il Sole colpisce il pannello: se tu inclini il pannello, a parità di assorbimento atmosferico la produttività cambia.

Non ho numeri in mano, ma mi parrebbe strano che una simile soluzione non venisse affrontata nemmeno in ambito accademico, se si potesse risolvere il problema cosí semplicemente.

 

 

credevo che produzioni locali di energia potessero essere distribuite prontamente su tutta la rete: dopotutto, con poche centrali, si è costretti a fare proprio questo

In linea di massima sí, la produzione va su tutta la rete; il problema è che anche i disturbi vanno su tutta la rete, quindi un disturbo in Germania può ripercuotersi sensibilmente anche in Italia.

Tu considera che ogni cambiamento di carico, fosse anche solo una lampadina, si ripercuote sulla rete (ovviamente, piú il carico è piccolo, meno questo si sente), andando a variare il funzionamento dei generatori ancora prima che i sistemi di controllo entrino in azione.

Un esempio di come può crollare la rete per questi fenomeni si può estrapolare dal black-out del 2003: manca un generatore; per sopperire, gli altri cambiano regime di funzionamento; se questo li porta sotto determinate caratteristiche, anche quelli si staccano; e avanti cosí.

Nel 2003 è successa una cosa simile: il black-out non è stato immediato, prima c'è stata una serie di riprese e ricadute dovute a fenomeni dinamici e a sistemi di controllo, che hanno portato al distacco di diversi carichi e generatori. Il sistema non ha retto, ed è crollato.


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Tyrion Hill
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Inviato il 12 giugno 2009 0:47

Non direi. Ammettendo un sole posto allo zenit (cosa che succede solo entro i tropici...), solo il 6-7% delle radiazione solare verrebbe assorbito dall'atmosfera (in assenza di nuvole, ovviamente). Per raddoppiare la quantità di assorbimento occorrerebbe porre il sole a 30 gradi sopra l'orizzonte - cioè ormai prossimo al tramonto. Quindi si avrebbe una perdita del 6% - e questo in un caso estremo, impossibile. Più realisticamente la perdita differenziale dovuta ad aumentato assorbimento sarebbe dell'ordine dell'1% - del tutto irrilevante

Intanto bisognerebbe vedere di quanto questo sposterebbe il massimo, temporalmente parlando;

 

Lo sposterebbe fino a 4 ore dal mezzogiorno (prima e/o dopo).

inoltre, è un 1% su un rendimento già basso di suo, quindi non necessariamente sarebbe irrilevante.

 

Ma che dici? :unsure: Sarebbe ovviamente l'1% del rendimento massimo - cioè l'1% della produzione di energia che si avrebbe al mezzogiorno. Non è che se il rendimento fosse 10% allora scenderebbe al 9%: scenderebbe al 9.9%!

Considera che, anche orientando bene i pannelli, diverse volte viene valutato di motorizzarli in modo che possano seguire il Sole;

 

Di questo avevo già parlato, ma tu dicevi che era troppo dispendioso (soprattutto in manutenzione)...

questo mi fa pensare che la perdita dovuta a un'angolazione non ottimale non sia da poco.

 

Intanto, le cifre che ho postato riguardano esclusivamente la luce che arriva perpendicolarmente a una cella - e sono fatti, non sono discutibili: l'energia prodotta varia con l'illuminazione, e quest'ultima varia come ti ho detto. Motorizzare significa produrre per tutto il giorno, che è tutto un altro discorso - e ovviamente porta a enormi guadagni. Ma tu parlavi di celle a orientazione fissa, e ti lamentavi del massimo che in tal caso si avrebbe a mezzogiorno: ebbene, ti ho mostrato che tale massimo può essere spostato fino a 4 ore dal mezzogiorno. Se poi vuoi la produzione massima per tutto il giorno con celle rotanti, nulla da dire, sarebbe fantastico. Ma (come ti ho mostrato) la variazione giornaliera sarebbe dell'ordine dell'1%. Dimmi se non mi sono spiegato.

Ma, anche fosse, sarebbe rilevante lo spostamento ottenuto?

 

Tu volevi spostare il massimo, non so... Che vuoi esattamente? ^_^

Nota inoltre che non è solo questione di assorbimento, ma se non erro anche di come il Sole colpisce il pannello: se tu inclini il pannello, a parità di assorbimento atmosferico la produttività cambia.

 

Ma è ovvio: credevo che ti riferissi a questo, quando parlavi del massimo a mezzogiorno. Cioè, siccome le celle sarebbero puntate (per efficienza) verso mezzogiorno, allora il sole picchierebbe "dritto" proprio a mezzogiorno, e prima e dopo l'illuminazione calerebbe come il seno dell'angolo di incidenza... Ma tu pensavi proprio che il sole di mezzogiorno picchia molto di più di quello delle tre del pomeriggio? Beh, qui sbagliavi...

In linea di massima sí, la produzione va su tutta la rete; il problema è che anche i disturbi vanno su tutta la rete, quindi un disturbo in Germania può ripercuotersi sensibilmente anche in Italia.

 

Ma i "disturbi" saranno ben maggiori quando la produzione di energia è concentrata in poche centrali, piuttosto che distribuita su tanti focherelli individuali, no? Se ti parte una centrale, il disturbo è enorme. Se le celle solari sul mio tetto si "spengono", l'effetto è praticamente nullo, sull'immensità della rete...

Tu considera che ogni cambiamento di carico, fosse anche solo una lampadina, si ripercuote sulla rete (ovviamente, piú il carico è piccolo, meno questo si sente), andando a variare il funzionamento dei generatori ancora prima che i sistemi di controllo entrino in azione.

Un esempio di come può crollare la rete per questi fenomeni si può estrapolare dal black-out del 2003: manca un generatore; per sopperire, gli altri cambiano regime di funzionamento; se questo li porta sotto determinate caratteristiche, anche quelli si staccano; e avanti cosí.

 

Una reazione a catena... capisco...

Nel 2003 è successa una cosa simile: il black-out non è stato immediato, prima c'è stata una serie di riprese e ricadute dovute a fenomeni dinamici e a sistemi di controllo, che hanno portato al distacco di diversi carichi e generatori. Il sistema non ha retto, ed è crollato.

 

Uhmmmm... e tu dici che questo peggiorerebbe se si introducesse eolico e fotovoltaico su larga scala... Può darsi. Ma non sono davvero convinto...

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Nathaniel Martell
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Inviato il 12 giugno 2009 1:23

Per quanto riguarda l'organizzazione a livello provinciale\regionale, credo sia meno complicato di quanto appare, e se ci sono incentivi adeguati in termini di risparmio in conto energia, ogni azienda sia più che felice di posticipare o anticipare di un'ora l'intero "palinsesto" dei turni.

Si torna alla solita nota: incentivi per il fotovoltaico (magari che coprano da subito il costo dell'impianto); incentivi per l'eolico (idem); obbligo di acquisto per l'energia rinnovabile (quindi doppia spesa e meno entrate); incentivi per chi accetta di cambiare turni.

Ma ci sono i fondi?

Fondi per?

L'incentivo è che se il costo dell'energia scende, l'azienda risparmia parecchio. E se devo risparmiare parecchio, vale bene la spesa degli impanti(per una fabbrica molto più che per una famiglia, considerato il capitale disponibile e la spesa di molto superiore in termini di consumi energetici) che ammortizzerò molto più in fretta rispetto a una famiglia, e val bene slittare avanti o indietro l'inizio e la fine dei turni di lavoro e di conseguenza spostare in blocco tutto il turnario.


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Mornon
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Inviato il 12 giugno 2009 2:00 Autore

Di questo avevo già parlato, ma tu dicevi che era troppo dispendioso (soprattutto in manutenzione)

Se non ricordo male, non ho detto che è troppo dispendioso, ho detto che inserisce dei costi e delle complicazioni. A volte si fa, a volte no, dipende da cosa serve, dai numeri in gioco.

 

 

le cifre che ho postato riguardano esclusivamente la luce che arriva perpendicolarmente a una cella - e sono fatti, non sono discutibili: l'energia prodotta varia con l'illuminazione, e quest'ultima varia come ti ho detto. Motorizzare significa produrre per tutto il giorno, che è tutto un altro discorso - e ovviamente porta a enormi guadagni. Ma tu parlavi di celle a orientazione fissa, e ti lamentavi del massimo che in tal caso si avrebbe a mezzogiorno: ebbene, ti ho mostrato che tale massimo può essere spostato fino a 4 ore dal mezzogiorno. Se poi vuoi la produzione massima per tutto il giorno con celle rotanti, nulla da dire, sarebbe fantastico. Ma (come ti ho mostrato) la variazione giornaliera sarebbe dell'ordine dell'1%. Dimmi se non mi sono spiegato

Non ho ben chiari i passaggi dai numeri ai risultati, né come sei arrivato a quelle quattro ore (girando i pannelli di quanto?); di mio (immaginando che il 6-7% che citi sia la variazione di assorbimento dovuto all'atmosfera e non l'assorbimento dell'atmosfera in sé), so che la riduzione dell'irraggiamento è proporzionale al coseno tra l'angolo di incidenza e la normale della superficie (qui mi fido della conferma datami Wikipedia); quindi, l'angolo di inclinazione non può variare piú di tanto (se consideriamo un angolo di trenta gradi, l'irraggiamento diminuirebbe circa del 13,4%). Avendo un angolo di 8° (corrispondente a una perdita di irraggiamento dell1% circa), di quanto si sposterebbe il massimo?

 

 

i "disturbi" saranno ben maggiori quando la produzione di energia è concentrata in poche centrali, piuttosto che distribuita su tanti focherelli individuali, no? Se ti parte una centrale, il disturbo è enorme. Se le celle solari sul mio tetto si "spengono", l'effetto è praticamente nullo, sull'immensità della rete

Sempre ignorando le problematiche extra-potenza, dipende da mille cose: per esempio, i mille focherelli non sarebbero controllabili; né come fonte, né come controllo in sé (mille focherelli con mille gestori, che magari nemmeno conoscono l'argomento; è diverso da un falò con un esperto a controllarlo).

Poi, lo ricordo: sto parlando in caso di quote superiori al 15÷20%, cosa da cui siamo ben lontani.

Di per sé è intuibile che ci sia una quota massima: se avessi tutto rinnovabile, una diminuzione di generazione minima creerebbe problemi, non potendo compensare in altro modo; tutto sta a quanto è questa quota. Che io sappia, l'esperienza oggi dice, per l'Italia, quel famoso 15÷20%. Per quanto ne so, la rete attualmente non ha la struttura per accettare una generazione distribuita e aleatoria eccessiva; in parte per i motivi qui detti.

 

 

tu dici che questo peggiorerebbe se si introducesse eolico e fotovoltaico su larga scala... Può darsi. Ma non sono davvero convinto

Peggiorerebbe la stabilità della rete, vedi black-out del 2006: produzione eccessiva di eolico in Germania, l'intera rete europea ha avuto problemi.

Come detto, "larga scala" a oggi gira sul 15÷20%; in futuro potrebbe aumentare (sperando anche di trovare finalmente un modo decente di immagazzinare l'energia elettrica)...

 

Aggiunta: Cito degli stralci da messaggi di Domenico Coiante (fisico, è stato ricercatore e dirigente per trentacinque anni presso l'ENEA, ove ha diretto il settore Fonti Rinnovabili contribuendo in particolare ai programmi di ricerca sulle tecnologie fotovoltaiche), uno degli esperti di energie rinnovabili facenti parte dell'ASPO-Italia; per il poco che lo conosco, è piú che favorevole alle rinnovabili, sarebbe felicissimo di avere la possibilità di inserirne senza limiti e ha scritto diversi articoli sull'argomento.

«La Danimarca, come l'Olanda ed il Belgio, ha una rete interconnessa in numerosi rami con i paesi confinanti. In poche parole, l'intermittenza degli impianti eolici è compensata sfruttando l'effetto di stabilizzazione delle reti confinanti. Per la Germania, spesso citata dall'ANEV come esempio perchè è arrivata a installare 18000 MW eolici, a parte anche in questo caso le interconnessioni con i paesi confinanti, c'è da dire che la potenza dei generatori termoelettrici in rete supera abbondantemente i 100000 MW. Quindi si è ancora entro i limiti di sicurezza del sistema di controllo. Per l'Italia, le interconnessioni sono tutte al Nord e sono poche: Francia, Sizzera, Slovenia attraverso l'Austria.

[...]

In ogni caso abbiamo la conferma sperimentale del limite di cui si parla. Il Black Out dellla notte del 28 settembre è la dimostrazione pratica della massima capacità del sistema di controllo della nostra rete a compensare le variazioni brusche della generazione, o, ciò che è lo stesso, del carico.

[...]

L'altra lezione imparata è che il riferimento del 20% va applicato alla potenza attiva nel momento in cui avviene il transiente.

[...]

Ti posso assicurare che i miei amici del GSE [Gestore del Sistema Elettrico] sono molto preoccupati già al livello attuale dell'eolico di 2200 MW, perchè vedono pericolosamente avvicinarsi non i 10000 MW, ma i 4000 MW che inizieranno a dare grattacapi.

[...]

[una soluzione potrebbe essere] aumentare quel 3-5% di potenza che viene normalmente tenuta accesa in stand by per far fronte ai picchi di assorbimento, cosa che costa qualcosa come 30-40 eurocent a kWh erogato. In definitiva l'aumento delle fonti rinnovabili intermittenti provocherà un'aggiunta di costo di produzione del kWh da scaricare sulla bolletta degli utenti, e ciò renderà sempre meno competitivo l'uso degli impianti rinnovabili.

[...]

Quando aumenta la potenza eolica in modo tranquillo, la rete reagisce diminuendo la potenza dei generatori termoelettrici della stessa quantità. Da questo punto di vista si può anche dare il caso di arrivare quasi al 100%. I guai cominciano se la potenza immessa viene a mancare in modo brusco, come spesso accade con l'eolico, non tanto perchè cade il vento, ma soprattutto perchè questo aumenta bruscamente a raffica sopra al limite di 24 m/s che le macchine possono sopportare. E' la velocità di cut off, al di sopra della quale le pale delle macchine vengono poste in bandiera e la potenza scende bruscamente a zero. In questo caso se la potenza che era immessa in rete ha un valore superiore a quel fatidico 20% (più o meno) rispetto alla potenza dei generatori termoelettrici che tengono in piedi la rete, il black out è assicurato».

 

Come detto, il limite è variabile; cambiamenti nella rete possono aumentarlo; cambiamenti nella gestione della rete possono aumentarlo (con aumento dei costi e dell'inquinamento; nel senso che tenere un termoelettrico in stand-by comunque implica bruciare qualcosa); ma questo limite esiste, e al momento si è visto che il suo tetto massimo è il 20% (e al GSE temono che già 4 000 MW di eolico potranno dare problemi).

 

 

L'incentivo è che se il costo dell'energia scende, l'azienda risparmia parecchio

E il costo dell'energia come scende? Non installando pannelli fotovoltaici, visto che salvo incentivi l'energia prodotta costa di piú; quindi ipotizzare di spostare i turni per usare piú energia fotovoltaica aumenterebbe i costi.

Ricordo che stiamo parlando di energia fotovoltaico, visto che questo discorso è nato dal mio far notare che il fotovoltaico ha la produzione massima a Mezzogiorno.


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Inviato il 12 giugno 2009 11:01

Di questo avevo già parlato, ma tu dicevi che era troppo dispendioso (soprattutto in manutenzione)

Se non ricordo male, non ho detto che è troppo dispendioso, ho detto che inserisce dei costi e delle complicazioni.

 

OK, intendi dire che non lo sono "troppo". Bene!

Non ho ben chiari i passaggi dai numeri ai risultati, né come sei arrivato a quelle quattro ore (girando i pannelli di quanto?);

 

Di 60 gradi. 24 ore = 360 gradi, 1 ora = 15 gradi, ho fatto il caso estremo di sole che passa allo zenit (altezza 90 gradi) fino a sole alto 30 sull'orizzonte (altezza 30 gradi), 90 - 30 = 60 gradi. Questa sarebbe una variazione del 6-7% dell'illuminazione.

 

Poi, in realta' il sole non arriva cosi' alto, dato che non siamo ai tropici (d'inverno poi non sale sopra i 30 gradi nemmeno a mezzogiorno, alle nostre latitudini), e l'arco del giorno non arriva certo alle dodici ore - ma e' giusto per dare un'idea delle variazioni in gioco per quanto riguarda il differenziale di assorbimento atmosferico fra mezzogiorno e le altre ore del giorno.

di mio (immaginando che il 6-7% che citi sia la variazione di assorbimento dovuto all'atmosfera e non l'assorbimento dell'atmosfera in sé),

 

Scusa, non era chiaro? Ho detto che la quantita' di atmosfera in direzione zenit e' (circa) meta' della quantita' di atmosfera attraversata da una linea che punta 30 gradi sopra l'orizzonte. Quindi, tra altezza 90 e altezza 30, si aggiunge una atmosfera, e quindi si raddoppia l'assorbimento (che e' circa 6-7%). Questo corrisponde a una variazione massima (impossibile) dell'illuminazione fra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio del 6-7%.

so che la riduzione dell'irraggiamento è proporzionale al coseno tra l'angolo di incidenza e la normale della superficie (qui mi fido della conferma datami Wikipedia);

 

Non ti preoccupare, ci sono qua io, non hai bisogno di andare a controllare sulla Wikipedia come si calcola il flusso su un piano... ^_^

Lo spiego per l'ultima volta (questa e' la terza, o la quarta - no credo di avere perso il conto): un conto e' la luce che viene emessa dal sole e trasmessa dall'atmosfera. Di quella abbiamo parlato fino a questo punto. Sei d'accordo? Ora passiamo al:

 

Secondo passo: ora questa luce deve essere raccolta da uno schermo (la cella solare). Se lo schermo e' perpendicolare al fascio di luce entrante, e' chiaro che esso raccoglie piu' luce (la sua sezione d'urto e' massima). Se comincio a inclinarlo via dalla luce, di un certo angolo A, allora raccogliera' meno luce per un fattore coseno A (io ho scritto seno, ma e' solo una convenzione da dove si contano gli angoli di incidenza - rispetto alla normale o rispetto al piano - chissenefrega, credevo che almeno su questo punto ci fossimo capiti).

quindi, l'angolo di inclinazione non può variare piú di tanto (se consideriamo un angolo di trenta gradi, l'irraggiamento diminuirebbe circa del 13,4%).

 

Esattissimo. E siccome parlavi si impianti fissi puntati verso mezzogiorno (o almeno io avevo capito cosi'), pensavo che il tuo "picco di mezzogiorno" fosse dovuto appunto a questa enorme variazione dovuta al cambio di angolo di incidenza della luce. Allora io ti ho risposto - beh, puntiamo la cella non verso mezzogiorno, ma verso le due del pomeriggio, e/o verso le dieci della mattina. In modo che la luce sia perpendicolare a quelle ore. Tanto, la quantita' assoluta di luce da raccogliere sara' all'incirca la stessa, come ho mostrato.

 

Adesso, se ancora non capisci, la pianto qui, perche' e' evidente che ho un grave impedimento a esprimermi, scusa.

Avendo un angolo di 8° (corrispondente a una perdita di irraggiamento dell1% circa), di quanto si sposterebbe il massimo?

 

8 gradi sono mezzora. Non corrisponderebbe a una perdita di irraggiamento dell'1%. Cioe', a mezzogiorno una cella puntata verso mezzogiorno-e-mezzo frutterebbe 1% di meno, ma a mezzogiorno-e-mezzo frutterebbe 1% in piu'. Ma non volevi spostare il massimo? Questo e' spostare il massimo...

 

Lascio perdere il resto, grazie per le citazioni del fisico, sull'eolico... Pare che il problema sia davvero delicato come dicevi tu.


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Inviato il 12 giugno 2009 12:55 Autore

Non ti preoccupare, ci sono qua io, non hai bisogno di andare a controllare sulla Wikipedia come si calcola il flusso su un piano

Premetto che non ho controllato su Wikipedia per sfiducia nei tuoi confronti, ma perché mi era sfuggita la tua nota sul seno; certo, seno o coseno è solo questione di riferimento.

 

 

siccome parlavi si impianti fissi puntati verso mezzogiorno (o almeno io avevo capito cosi'), pensavo che il tuo "picco di mezzogiorno" fosse dovuto appunto a questa enorme variazione dovuta al cambio di angolo di incidenza della luce. Allora io ti ho risposto - beh, puntiamo la cella non verso mezzogiorno, ma verso le due del pomeriggio, e/o verso le dieci della mattina. In modo che la luce sia perpendicolare a quelle ore. Tanto, la quantita' assoluta di luce da raccogliere sara' all'incirca la stessa, come ho mostrato

Qui cercherò di avere maggiori informazioni (sperando di avere tempo...): so dirti che gli impianti sono orientati a Sud con un'inclinazione (mi pare) circa uguale alla latitudine, e che questo viene fatto per avere la resa massima; il che mi fa pensare che orientandoli altrimenti non si avrebbe una resa uguale, né simile: se si trattasse del semplice spostare il massimo, del perdere l'1%, penso insisterebbero molto meno sulla questione.

Aggiungo solo che, stando a quanto ho trovato, spostare l'orientamento dal Sud diminuisce il numero di ore di luce sfruttabili.


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Inviato il 12 giugno 2009 13:28

so dirti che gli impianti sono orientati a Sud con un'inclinazione (mi pare) circa uguale alla latitudine, e che questo viene fatto per avere la resa massima;

 

E' ovvio: il sole, al passare delle stagioni, si muove sulla fascia fra i tropici - quindi in media sta sull'equatore - e percio' l'inclinazione ideale corrisponde alla latitudine. Direi un tantino di meno della latitudine, perche' e' abbastanza futile correr dietro al sole invernale...

il che mi fa pensare che orientandoli altrimenti non si avrebbe una resa uguale, né simile: se si trattasse del semplice spostare il massimo, del perdere l'1%,

 

1% (a mezzogiorno) se lo sposti di 8 gradi; 13% (a mezzogiorno) se lo sposti di 30, ecc. Ma recuperi naturalmente cio' che hai perso a mezzogiorno alle due del pomeriggio, dove hai 1% (o 13%) in piu'. Capisci il punto? L'integrale della curva e' lo stesso, anche se la curva e' spostata.

penso insisterebbero molto meno sulla questione.

Aggiungo solo che, stando a quanto ho trovato, spostare l'orientamento dal Sud diminuisce il numero di ore di luce sfruttabili.

 

Questo e' ovviamente il punto importante: se punto la cella verso mezzogiorno, la curva avra' un massimo a mezzogiorno, con ali sempre piu' inefficienti fino agli estremi (alba & tramonto). Quindi hai tutta la curva del "coseno" centrata sulle 12 ore del giorno. Mentre se sposti la cella sulle due o le tre del pomeriggio, perdi ovviamente parte della curva (che si "immerge" nella sera). Ma si tratta della parte piu' inefficiente (coseno circa zero). Non mi sembra una grandissima perdita, e se e' il prezzo da pagare per evitare il surplus di energia che avresti a mezzogiorno (che dovresti buttar via, se ho capito bene), dovrebbe valerne la pena.

 

Se poi dici che si insiste a costruire le celle puntate a mezzogiorno, allora significa che il problema da te posto (cioe' quello del surplus di energia a mezzogiorno) non e' poi cosi' serio, dopotutto...


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Mornon
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Inviato il 12 giugno 2009 15:05 Autore

Direi un tantino di meno della latitudine

A memoria sí, il "circa uguale" è per quello.

 

 

Questo e' ovviamente il punto importante: se punto la cella verso mezzogiorno, la curva avra' un massimo a mezzogiorno, con ali sempre piu' inefficienti fino agli estremi (alba & tramonto). Quindi hai tutta la curva del "coseno" centrata sulle 12 ore del giorno. Mentre se sposti la cella sulle due o le tre del pomeriggio, perdi ovviamente parte della curva (che si "immerge" nella sera). Ma si tratta della parte piu' inefficiente (coseno circa zero). Non mi sembra una grandissima perdita, e se e' il prezzo da pagare per evitare il surplus di energia che avresti a mezzogiorno (che dovresti buttar via, se ho capito bene), dovrebbe valerne la pena

Forse qui non sono stato chiaro: non è che ci sia un surplus da buttare via (anche perché il buttare via non esiste, se generi devi consumare; fosse anche scaricando su una resistenza col solo scopo di dissipare, che in effetti è la cosa piú vicina al buttare via). Semplicemente, una fonte che genera il massimo quando la richiesta diurna è minima ha in sé delle difficoltà di integrazione.

Ma a ora il problema non è serio, di fatto non c'è; con la quota (tristemente) ridicola di fotovoltaico che è installata si può avere il massimo quando si vuole, tanto la rete lo assorbe lo stesso; quindi si preferisce privilegiare la resa. Ho parlato di questo argomento semplicemente perché rientra nelle problematiche delle rinnovabili.


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Inviato il 12 giugno 2009 15:54

costa di più se lo stato deve pagare e mettere i pannelli.

Ma se il pannello lo mette l'azienda poi non c'è altro da pagare.

Lo stato deve importare una quota minore di energia per coprire il fabisogno.

L'azienda ha il risparmio perchè ammortizza in fretta, sicuramente prima che una famiglia, e ha capitale da investire, in genere, per un risparmio nel medio periodo.

 

Ma a ora il problema non è serio, di fatto non c'è; con la quota (tristemente) ridicola di fotovoltaico che è installata si può avere il massimo quando si vuole, tanto la rete lo assorbe lo stesso; quindi si preferisce privilegiare la resa. Ho parlato di questo argomento semplicemente perché rientra nelle problematiche delle rinnovabili.

Però se ne parlava nell'ottica della ricerca di una integrazione sempre maggiore. Ovviamente oggi come oggi è poca cosa. Ma se ci fosse una soluzione applicabile sarebbe il caso di cercare apporfondirla.

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Inviato il 12 giugno 2009 16:01 Autore

costa di più se lo stato deve pagare e mettere i pannelli

Costa di piú anche se l'azienda deve mettere i pannelli: se a comprarla dalla rete la pago X e a generarla con pannelli fotovoltaici (costi di installazione e acquisto inclusi) la pago 5X, mi costa di piú.

Anzi: all'azienda non costerebbe di piú se fossero pagati dallo Stato, appunto perché li pagherebbe lo Stato.

Se il pannello è messo dall'azienda è vero che non c'è altro da pagare; ma basta il costo del pannello, a oggi, perché non sia economicamente conveniente.

 

 

L'azienda ha il risparmio perchè ammortizza in fretta

Se prende gli incentivi statali, da cui si torna alla domanda "E i fondi?"; se non li prende, a oggi no: il fotovoltaico non è economicamente competitivo con la generazione classica.

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