Questo sí, ma da parte mia ora non sto discutendo se l'applicazione di una cosa simile sarebbe giusta o sbagliata, sto solo cercando di capire come mai quanto ho detto ricadrebbe in quanto detto da te (discriminatoria pur rivolgendosi indiscriminatamente a tutti i cittadini; necessità di appurare la sincerità al momento del giuramento pur non essendo questa sincerità rilevante ai fini dell'infrazione; ecc.); sto provando a capirlo, ma al momento mi sfugge :unsure:
Questo sí, ma da parte mia ora non sto discutendo se l'applicazione di una cosa simile sarebbe giusta o sbagliata, sto solo cercando di capire come mai quanto ho detto ricadrebbe in quanto detto da te (discriminatoria pur rivolgendosi indiscriminatamente a tutti i cittadini ; necessità di appurare la sincerità al momento del giuramento pur non essendo questa sincerità rilevante ai fini dell'infrazione; ecc.); sto provando a capirlo, ma al momento mi sfugge :unsure:
Vedi, il punto sta proprio qui: la legge non si rivolgerebbe a tutti i cittadini, ma solo ad una parte di essi. Quelli che hanno acquisito la cittadinanza in un secondo tempo.
Se il giuramento lo si facesse fare a tutti (nativi o meno) il principio di uguaglianza non verrebbe violato, ma una norma del genere sarebbe infattibile secondo altri aspetti.
Fai attenzione con l'art.3 della Costituzione, probabilmente è quello la cui interpretazione, da parte della Corte Costituzionale, è la più rigorosa e restrittiva in assoluto.
^_^
Vedi, il punto sta proprio qui: la legge non si rivolgerebbe a tutti i cittadini, ma solo ad una parte di essi. Quelli che hanno acquisito la cittadinanza in un secondo tempo
Non è vero, non nell'ipotesi di legge da me fatta:
legge unica per tutti, senza distinzione: "Venendo meno i requisiti si perde la cittadinanza"
Ancora non capisco come una simile legge si rivolgerebbe unicamente a una parte dei cittadini, visto che (1) si rivolgerebbe a tutti, e (2) potrebbe colpire tutti. Non colpisce solo chi ha ottenuto la cittadinanza in un secondo tempo, perché non solo loro la otterrebbero in base a requisiti: salvo che chi ottiene la cittadinanza alla nascita non la ottenga sulla base di requisiti, ma cosí non è (figlio di cittadini, ecc.).
Certo, i requisiti che potrebbero venire meno sarebbero diversi da persona a persona, ma questo si ha già in altri casi. Io non ho proposto una legge sul modello "Se infrangi il giuramento", ma una cosa, vedi sopra, estremamente piú generale. Che varrebbe per tutti.
Fai attenzione con l'art.3 della Costituzione, probabilmente è quello la cui interpretazione, da parte della Corte Costituzionale, è la più rigorosa e restrittiva in assoluto
E, almeno al momento, ancora non capisco perché la "legge" ipotizzata da me sarebbe discriminatoria, visto che a tutti si rivolgerebbe, e tutti potrebbe colpire.
Ma vedi, il punto della discussione non sta qui, ma nella disposizione che impone il giuramento solo a determinate categorie di soggetti... :unsure:
Dato che solo gli stranieri sarebbero tenuti al giuramento (non già anche i cittadini italiani di nascita), anche la seconda disposizione che ricordi tu ("venuti a mancare i requisiti si perde la cittadinanza") si trasforma de facto in una disposizione discriminatoria, perchè andrebbe ad applicarsi quasi solamente a coloro che la cittadinanza l'hanno ottenuta in un secondo momento.
Fermo restando il fatto che la perdita della cittadinanza non è annoverata tra le sanzioni penali, sia che si tratti di "pene principali", sia che si tratti di "pene accessorie".
Se iniziamo a mettere la perdita della cittadinanza tra le pene previste dal codice penale questa potrebbe tradursi in una grave minaccia per la democrazia. Mi dà fastidio qualcuno? Bene, lo condanno e lo mando fuori dall'Italia.
Mi ricorda vagamente l'ostracismo dell'antica Grecia o l'esilio tanto in voga nel ventennio fascista...
Ma vedi, il punto della discussione non sta qui, ma nella disposizione che impone il giuramento solo a determinate categorie di soggetti
Come altre cose sono imposte solo a determinate categorie di soggetti, dove sarebbe la differenza? :unsure:
Se ci sono due persone che ottengono la cittadinanza in modo diverso, mi pare logico che siano soggetti a procedure diverse...
Dato che solo gli stranieri sarebbero tenuti al giuramento (non già anche i cittadini italiani di nascita), anche la seconda disposizione che ricordi tu ("venuti a mancare i requisiti si perde la cittadinanza") si trasforma de facto in una disposizione discriminatoria, perchè andrebbe ad applicarsi quasi solamente a coloro che la cittadinanza l'hanno ottenuta in un secondo momento
Si applicherebbe a tutti quelli che venissero meno ai requisiti: certo, è piú facile venire meno ad alcuni rispetto ad altri, ma questo non toglie che la legge sarebbe riferita a tutti, a parte che si riscontra già in altre leggi.
Come altre cose sono imposte solo a determinate categorie di soggetti, dove sarebbe la differenza? :)
Se ci sono due persone che ottengono la cittadinanza in modo diverso, mi pare logico che siano soggetti a procedure diverse...
Quindi si creerebbero due categorie diverse di cittadini e due tipi di cittadinanza differenti. Il che potrebbe andar bene nell'antica Sparta o nell'Italia del ventennio (ricorda nulla l'espressione "leggi razziali"?), ma non nel nostro attuale ordinamento costituzionale, duve tutti i cittadini sono liberi ed eguali di fronte alla legge.
io personalmente finora non ho ancora capito precisamente in cosa consiste......
per me si dovrebbe fare un po' di chiarezza :) <_< :unsure:
Questo sí, ma da parte mia ora non sto discutendo se l'applicazione di una cosa simile sarebbe giusta o sbagliata, sto solo cercando di capire come mai quanto ho detto ricadrebbe in quanto detto da te (discriminatoria pur rivolgendosi indiscriminatamente a tutti i cittadini; necessità di appurare la sincerità al momento del giuramento pur non essendo questa sincerità rilevante ai fini dell'infrazione; ecc.); sto provando a capirlo, ma al momento mi sfugge :)
Purtroppo, io ho cercato di spiegartelo ma non ci sono riuscito. Demerito mio sicuramente, che determina però un disaccordo. <_<
Faccio, visto che ci tieni, un altro tentativo.
La cittadinanza è tutelata dalla Costituzione. La perdita della stessa va prevista dalla legge e deve essere uguale per tutti. Una eccezione, può aversi nel caso in cui per ottenere la cittadinanza bisogna soddisfare alcuni requisiti. In pratica, se la cittadinanza viene acquistata non ottemperando a tali requisiti (o falsificandoli) essa può – previo accertamento giudiziale – essere revocata. Con l’impostazione che tu dai al giuramento questo principio salta, in quanto viene inserito un modo nuovo di perdere la cittadinanza a carattere discriminatorio perché per due persone che commettono lo stesso reato (e che sono, per definizione, uguali di fronte alla legge italiana) non seguono due pene uguali. Il discrimine sta nell’aggravare la posizione processuale di un individuo rispetto ad un altro solo perché uno è nato in Italia e l’altro no. Imho è discriminatorio e, di conseguenza, la legge che prevedesse una simile statuizione sarebbe chiaramente incostituzionale. Quindi, nel caso del giuramento, esso può determinare la perdita della cittadinanza solo nel caso in cui venisse dimostrato che al momento della pronuncia l’individuo stava mentendo (elemento psicologico di cui si diceva).
Ti feci l’esempio della fedina penale: la devi avere pulita per ottenere la cittadinanza. Se successivamente commetti un reato non è che perdi la cittadinanza perché non hai più la fedina penale pulita; ed una legge che stabilisse che per essere cittadino italiano devi avere – per tutta la vita – la fedina penale pulita sarebbe evidentemente incostituzionale perché discriminatoria. Diverso sarebbe il caso se si scoprisse che hai ottenuto la cittadinanza falsificando il certificato penale che, invece, rientrerebbe nella stessa ipotesi del falso giuramento.
Per usare il tuo esempio dell'omicidio: io e te siamo due cittadini italiani da molti anni. Io ho acquisito la cittadinanza perchè nato in Italia (anche se da genitori non italiani), tu invece, l'hai ottenuta in seguito alla procedura del tempo trascorso ed hai fatto il giuramento. Commettiamo entrambi un omicidio, con le stesse caratteristiche. Io mi becco 15 anni; tu - oltre ai 15 anni - perdi anche la cittadinanza perchè quando hai giurato hai promesso che non avresti mai ucciso nessuno. Ti sembra rispettato il principio di uguaglianza? a me, francamente, no. Dirò di più: si creerebbe anche una grande ingiustizia sociale perchè il cittadino diventato tale per giuramento sarà etichettato sempre in quel modo andando a configurare una nuova (e diversa) categoria di cittadini; quelli - cioè - che hanno giurato. Questi vivranno in modo diverso dagli altri perchè consapevoli di poter perdere la cittadinanza anche se commettono un reato poco grave o, addirittura, non osservano una determinato precetto, che per gli altri cittadini non produce conseguenze oppure esse sono irrilevanti. Non sarebbe un bel modo di vivere e sicuramente non sarebbe il modo di vivere di chi vuole diventare cittadino di una nazione per ottenere gli stessi diritti e gli stessi doveri che quella nazione garantisce a _tutti_ i suoi cittadini. E così può accadere che io spaccio droga agli adolescenti, ma non mi faccio che pochi giorni di carcere; tu invece, durante una lite, insulti una persona e ti ritovi senza cittadinanza.
Neanche regge -imho- il discorso che fai sui modi per la perdita della cittadinanza; certo possono essere previsti modi diversi, ma sempre nel rispetto della costituzione.
Bene, Mornon, io meglio di così non so spiegartelo quindi se hai ancora dei dubbi ti consiglio di rivolgerti ad una persona più qualificata di me...magari prova a leggere un commentario alla Costituzione, oppure a parlarne con qualche costituzionalista :unsure:
P.S.: ho letto un paio di domande tedesche e, francamente, mi hanno fatto sorridere…
E' stata finalmente firmata la famosa Carta dei valori, della cittadinanza e dell'integrazione.
Il testo integrale della Carta l'ho preso dal sito del Ministero degli Interni :figo:
L´ITALIA, COMUNITA´ DI PERSONE E DI VALORI
L´Italia è uno dei Paesi più antichi d´Europa che affonda le radici nella cultura classica della Grecia e di Roma. Essa si è evoluta nell´orizzonte del cristianesimo che ha permeato la sua storia e, insieme con l´ebraismo, ha preparato l´apertura verso la modernità e i principi di libertà e di giustizia.
I valori su cui si fonda la società italiana sono frutto dell´impegno di generazioni di uomini e di donne di diversi orientamenti, laici e religiosi, e sono scritti nella Costituzione democratica del 1947. La Costituzione rappresenta lo spartiacque nei confronti del totalitarismo, e dell´antisemitismo che ha avvelenato l´Europa del XX secolo e perseguitato il popolo ebraico e la sua cultura.
La Costituzione è fondata sul rispetto della dignità umana ed è ispirata ai principi di libertà ed eguaglianza validi per chiunque si trovi a vivere sul territorio italiano. Partendo dalla Costituzione l´Italia ha partecipato alla costruzione dell´Europa unita e delle sue istituzioni. I Trattati e le Convenzioni europee contribuiscono a realizzare un ordine internazionale basato sui diritti umani e sulla eguaglianza e solidarietà tra i popoli.
La posizione geografica dell´Italia, la tradizione ebraico-cristiana, le istituzioni libere e democratiche che la governano, sono alla base del suo atteggiamento di accoglienza verso altre popolazioni. Immersa nel Mediterraneo, l´Italia è stata sempre crocevia di popoli e culture diverse, e la sua popolazione presenta ancora oggi i segni di questa diversità.
Tutto ciò che costituisce il patrimonio dell´italia, le sue bellezze artistiche e naturali, le risorse economiche e culturali, le sue istituzioni democratiche sono al servizio degli uomini, delle donne, dei giovani, e delle future generazioni. La nostra Carta costituzionale tutela e promuove i diritti umani inalienabili, per sostenere i più deboli, per garantire lo sviluppo delle capacità e attitudini di lavoro, morali, spirituali, di ogni persona.
DIGNITA´ DELLA PERSONA, DIRITTI E DOVERI
1. L´Italia è impegnata perché ogni persona sin dal primo momento in cui si trova sul territorio italiano possa fruire dei diritti fondamentali, senza distinzione di sesso, etnia, religione, condizioni sociali. Al tempo stesso, ogni persona che vive in Italia deve rispettare i valori su cui poggia la società, i diritti degli altri, i doveri di solidarietà richiesti dalle leggi. Alle condizioni previste dalla legge, l´Italia offre asilo e protezione a quanti, nei propri paesi, sono perseguitati o impediti nell´esercizio delle libertà fondamentali.
2. Nel prevedere parità di diritti e di doveri per tutti, la legge offre il suo sostegno a chi subisce discriminazioni, o vive in stato di bisogno, in particolare alle donne e ai minori, rimovendo gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.
3. I diritti di libertà, e i diritti sociali, che il nostro ordinamento ha maturato nel tempo devono estendersi a tutti gli immigrati. E´ garantito il diritto alla vita dal suo inizio fino al compimento naturale, e il diritto alla salute con le cure gratuite quando siano necessarie; una protezione speciale è assicurata alla maternità e all´infanzia. Il diritto all´istruzione è riconosciuto quale strumento indispensabile per la crescita personale e l´inserimento nella società.
4. L´uomo e la donna hanno pari dignità e fruiscono degli stessi diritti dentro e fuori la famiglia. Alle donne, agli uomini, ai giovani immigrati l´Italia offre un cammino di integrazione rispettoso delle identità di ciascuno, e che porti coloro che scelgono di stabilirsi nel nostro Paese a partecipare attivamente alla vita sociale.
5. L´immigrato può, alle condizioni previste dalla legge, diventare cittadino italiano. Per ottenere la cittadinanza nei tempi previsti dalla legge occorre conoscere la lingua italiana e gli elementi essenziali della storia e della cultura nazionali, e condividere i principi che regolano la nostra società. Vivere sulla stessa terra vuol dire poter essere pienamente cittadini insieme e far propri con lealtà e coerenza valori e responsabilità comuni.
DIRITTI SOCIALI. LAVORO E SALUTE
6. L´Italia tutela e promuove il lavoro in tutte le sue espressioni, condanna e combatte ogni forma di sfruttamento umano, in modo particolare quello delle donne e dei bambini. Il lavoro favorisce lo sviluppo della persona e la realizzazione delle sue attitudini e capacità naturali.
7. L´immigrato, come ogni cittadino italiano, ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto, al versamento dei contributi per la sanità e la previdenza, a vedersi garantito il sostentamento nei casi di malattia e infortunio, e nell´età avanzata, alle condizioni previste dalla legge.
Ogni lavoro deve svolgersi in condizioni di sicurezza per la salute e l´integrità della persona.
8. Chiunque sia oggetto di molestie, discriminazioni, o sfruttamento, sul luogo di lavoro può rivolgersi alle autorità pubbliche, alle organizzazioni sindacali, sociali e di assistenza, per vedere rispettati i propri diritti e poter adempiere alle proprie mansioni nel rispetto della dignità umana.
9. Cittadini e immigrati hanno diritto ad essere curati nelle strutture pubbliche.
I trattamenti sanitari sono effettuati nel rispetto della volontà della persona, della sua dignità, e tenendo conto della sensibilità di ciascuno. E´ punita ogni mutilazione del corpo, non dovuta a esigenze mediche, da chiunque provocata.
10. L´Italia è impegnata perché tutti possano fruire di una abitazione adeguata ai bisogni della propria famiglia e a costi ragionevoli. Chi si trovi in stato di bisogno, o sia costretto a subire costi eccessivi per la propria abitazione, può rivolgersi alle autorità pubbliche o alle associazioni sindacali per ricevere assistenza e ottenere il rispetto dei propri diritti.
DIRITTI SOCIALI.
SCUOLA, ISTRUZIONE, INFORMAZIONE
11. I bambini e i ragazzi hanno il diritto e il dovere di frequentare la scuola dell´obbligo, per inserirsi a parità di diritti nella società e divenirne soggetti attivi. E´ dovere di ogni genitore, italiano o straniero, sostenere i figli negli studi, in primo luogo iscrivendoli alla scuola dell´obbligo, che inizia con la scuola primaria fino ai 16 anni.
12. L´insegnamento è diretto alla formazione della persona e promuove la conoscenza dei diritti fondamentali e l´educazione alla legalità, le relazioni amichevoli tra gli uomini, il rispetto e la benevolenza verso ogni forma di vita esistente. Anche per favorire la condivisione degli stessi valori, la scuola prevede programmi per la conoscenza della storia, della cultura, e dei principi delle tradizioni italiana ed europea. Per un insegnamento adeguato al pluralismo della società è altresì essenziale, in una prospettiva interculturale, promuovere la conoscenza della cultura e della religione di appartenenza dei ragazzi e delle loro famiglie.
13. La scuola promuove la conoscenza e l´integrazione tra tutti i ragazzi, il superamento dei pregiudizi, e la crescita comune dei giovani evitando divisioni e discriminazioni. L´insegnamento è impartito nel rispetto delle opinioni religiose o ideali dei ragazzi e delle famiglie e, a determinate condizioni, prevede corsi di insegnamento religioso scelti volontariamente dagli alunni o dai loro genitori.
14. Sulla base degli stessi valori, spetta anche ai mezzi d´informazione favorire la conoscenza dell´immigrazione, delle sue componenti culturali e religiose, contrastando pregiudizi e xenofobie. Il loro ruolo è essenziale per diffondere un pluralismo culturale rispettoso delle tradizioni e dei valori basilari della società italiana.
15. E´ garantito il diritto di enti e privati di istituire scuole o corsi scolastici, purché non discriminino gli alunni per motivi etnici o confessionali, e assicurino un insegnamento in armonia con i principi generali dell´istruzione, e i diritti umani che spettano alle persone. Ogni tipo di insegnamento, comunque impartito a livello pubblico o privato, deve rispettare le convinzioni di ciascuno e tendere a unire gli uomini anziché a dividerli.
FAMIGLIA, NUOVE GENERAZIONI
16. L´Italia riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e considera l´educazione familiare strumento necessario per la crescita delle nuove generazioni.
17. Il matrimonio è fondato sulla eguaglianza di diritti e di responsabilità tra marito e moglie, ed è per questo a struttura monogamica. La monogamia unisce due vite e le rende corresponsabili di ciò che realizzano insieme, a cominciare dalla crescita dei figli. L´Italia proibisce la poligamia come contraria ai diritti della donna, in accordo anche con i principi affermati dalle istituzioni europee.
18. L´ordinamento italiano proibisce ogni forma di coercizione e di violenza dentro e fuori la famiglia, e tutela la dignità della donna in tutte le sue manifestazioni e in ogni momento della vita associativa. Base dell´unione coniugale è la libertà matrimoniale che spetta ai giovani, e comporta il divieto di coercizioni e di matrimoni forzati, o tra bambini.
19. L´Italia tutela la libertà dei minori nello sviluppo della propria personalità, che si realizza anche nell´incontro con altri giovani e nella partecipazione alle attività sociali. Il principio di eguaglianza non è conciliabile con le pretese di separare, a motivo dell´appartenenza confessionale, uomini e donne, ragazzi e ragazze, nei servizi pubblici e nell´espletamento delle attività lavorative.
LAICITA´ E LIBERTA´ RELIGIOSA
20. L´Italia è un Paese laico fondato sul riconoscimento della piena libertà religiosa individuale e collettiva. La libertà religiosa è riconosciuta ad ogni persona, cittadino o straniero, e alle comunità religiose. La religione e la convinzione non possono essere motivo di discriminazione nella vita sociale.
21. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Lo Stato laico riconosce il contributo positivo che le religioni recano alla collettività e intende valorizzare il patrimonio morale e spirituale di ciascuna di esse. L´Italia favorisce il dialogo interreligioso e interculturale per far crescere il rispetto della dignità umana, e contribuire al superamento di pregiudizi e intolleranza. La Costituzione prevede accordi tra Stato e confessioni religiose per regolare le loro specifiche condizioni giuridiche.
22. I principi di libertà e i diritti della persona non possono essere violati nel nome di alcuna religione. E´ esclusa ogni forma di violenza, o istigazione alla violenza, comunque motivata dalla religione. La legge, civile e penale, è eguale per tutti, a prescindere dalla religione di ciascuno, ed unica è la giurisdizione dei tribunali per chi si trovi sul territorio italiano.
23. La libertà religiosa e di coscienza comprende il diritto di avere una fede religiosa, o di non averla, di essere praticante o non praticante, di cambiare religione, di diffonderla convincendo gli altri, di unirsi in organizzazioni confessionali. E´ pienamente garantita la libertà di culto, e ciascuno può adempiere alle prescrizioni religiose purché non contrastino con le norme penali e con i diritti degli altri.
24. L´ordinamento tutela la libertà di ricerca, di critica e di discussione, anche in materia religiosa, e proibisce l´offesa verso la religione e il sentimento religioso delle persone. Per la legge dello Stato, la differenza di religione e di convinzione non è di ostacolo alla celebrazione del matrimonio.
25. Movendo dalla propria tradizione religiosa e culturale, l´Italia rispetta i simboli, e i segni, di tutte le religioni. Nessuno può ritenersi offeso dai segni e dai simboli di religioni diverse dalla sua. Come stabilito dalle Carte internazionali, è giusto educare i giovani a rispettare le convinzioni religiose degli altri, senza vedere in esse fattori di divisione degli esseri umani.
26. In Italia non si pongono restrizioni all´abbigliamento della persona, purché liberamente scelto, e non lesivo della sua dignità. Non sono accettabili forme di vestiario che coprono il volto perché ciò impedisce il riconoscimento della persona e la ostacola nell´entrare in rapporto con gli altri.
L´IMPEGNO INTERNAZIONALE DELL´ITALIA
27. In coerenza con questi principi l´Italia svolge nel mondo una politica di pace e di rispetto di tuffi i popoli, per promuovere la convivenza tra le nazioni, per sconfiggere la guerra e il terrorismo. L´Italia è impegnata in campo internazionale per tutelare le ricchezze di vita e di ambiente del pianeta.
28. L´Italia ripudia la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali, le armi di distruzione di massa, e ogni forma di tortura o di pene degradanti per la dignità umana. Essa condanna l´antisemitismo, che ha portato al genocidio del popolo ebraico, e ogni tendenza razzista che vuole dividere gli uomini e umiliare i più deboli. L´Italia rifiuta tutte le manifestazioni di xenofobia che si esprimono di volta in volta nella islamofobia o in pregiudizi verso popolazioni che vengono da altre parti del mondo.
29. Insieme agli altri Paesi europei, l´Italia ha abolito la pena di morte e lavora nelle sedi internazionali perché sia abrogata nel resto del mondo. L´abolizione della pena di morte costituisce un traguardo di civiltà che fa prevalere il rispetto della vita sullo spirito di vendetta.
30. L´Italia è impegnata a risolvere pacificamente le principali crisi internazionali, in particolare il conflitto israelo-palestinese che si trascina da tanto tempo. L´impegno dell´Italia è da sempre a favore di una soluzione che veda vivere insieme i popoli della regione, in primo luogo israeliani e palestinesi nel contesto di due Stati e due democrazie.
31. Insieme agli altri Paesi europei, l´Italia agisce a livello internazionale per promuovere ovunque il rispetto della dignità e dei diritti umani, e per favorire l´affermazione della democrazia politica, come forma di Stato che consente la partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica e il rispetto crescente dei diritti della persona.
Lady delle Gocciole Extra Dark
We are only human, and the gods have fashioned us for love. That is our great glory, and our great tragedy.
Bello. giusto qualche appunto...
parla di "garantire diritti e libertà fondamentali" ma non li esplicita, non è una cosa da sottintendere.
Dice "garantire la vita dal suo inizio" ma ugualmente non lo esplicita... in che punto comincia? ^_^
Molto importante il punto 8, c'è bisogno di più informazione in materia, sia immigrati che non, ed un maggiore impegno contro le scandalose morti bianche.
12: parla di rispetto verso ogni forma di vita esistente, ma forse giusto i Giainisti lo fanno, e neppure loro... troppo esagerato e piuttosto ipocrita, perchè sappiamo che non è così (ce ne frega qualcosa delle mosche o dei batteri?), basta che si limiti a "esseri umani", per uno stato imho è sufficiente, poi ci penserano regolamentazioni ambientalistiche al resto.
16: società naturale :figo: quasi un'ossimoro...
17: d'accordo sulla poligamia, ma nel caso della poligamia per la donna non sarebbe "contraria ai diritti dell'uomo"? Potevano scriverlo con più attenzione ed esplicitare meglio perchè contrari alla poligamia in generale.
22: ancora una volta vanno esplicitati meglio diritti e libertà, e non si capisce se la legge italiana si applichi anche a preti, rabbini, mullah e quant'altro.
24: che cosa è considerato offesa? qual'è il limite, il paletto?
27: vero, infatti è tra i primi produttori di mine antiuomo.
Per il resto bello, in alcuni punti chiaro e preciso, se l'Italia fosse veramente così sarebbe il miglior paese possibile... resta ancora in discussione l'utilità di tale carta... ma anche se fosse minima, meglio di niente. ^_^
A me sembra un mero esercizio di stile...
Cedimento. Come è già stato detto esiste la Costituzione: si ovviamente al rispetto delle nostre leggi, no all'adattamento forzato ad uno stile di vita che non è quello originario di chi viene a vivere qui (sempre che, naturalmente, questo stile di vita originario non leda la società e le istituzioni, lì è un altro paio di manike).