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NO SPOILER - Intervista esclusiva a Sergio Altieri
di Lord Beric
creato il 02 febbraio 2014

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Lord Beric
Custode dei Corvi Messaggeri
Guardiani della Notte
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Guardiani della Notte

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Inviato il 02 febbraio 2014 21:30 Autore

Nato a Milano nel 1952, laureato in ingegneria meccanica, una vita tra l'Italia e gli Stati Uniti, Sergio Altieri ha accumulato una vasta esperienza come scrittore, sceneggiatore TV, traduttore, editor e direttore editoriale a partire dalla prima metà degli anni ‘80.

Dagli esordi di Città Oscura al recente Juggernaut sono circa una ventina i romanzi e decine i racconti a firma Altieri, ma al pubblico di Barriera è noto tuttavia principalmente per la sua opera di traduzione de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e proprio da qui vogliamo partire con le nostre domande.

 

 

Sergio, la tua esperienza letteraria, almeno fino alla prima metà degli anni ‘90, ti rendeva classificabile come un autore di thriller metropolitani: come hai avuto l’incarico di tradurre A Game of Thrones?

 

Matteo, anzitutto grande grazie a te e a tutti gli amici de La Barriera per avermi dei vostri.

Come puoi immaginare, per ragioni ovviamente professionali ma anche d’interesse personale, seguo La Barriera da lungo tempo.

Un sito davvero completo – anteprime, prospettive, aggiornamenti, informazioni – sulla grande saga di George R. R. Martin. Trovo anche ottima la partecipazione dei lettori. In sostanza: “In Alto come l’Onore.”

Venendo quindi alla tua domanda, l’Anno Domini di cui parli è il 1998. Fu l’ottimo Stefano Magagnoli – all’epoca Direttore Editoriale della Narrativa Straniera Mondadori – ad affidarmi la traduzione di A Game of Thrones, primo volume della saga.

Stefano conosceva il mio lavoro di narratore e per lui avevo tradotto ottimi autori americani quali Robert Ferrigno e Peter Blauner.

Da parte sua fu quindi un coraggioso azzardo, credo basato su quella che lui giudicò una mia capacità di affrontare situazioni di avventura e di tensione. Un azzardo del quale gli sono tuttora molto grato.

 

 

Com’è stato il primo impatto con un genere letterario nel quale non avevi una vera e propria esperienza di tipo professionale?

 

Più che un impatto fu, ed è ancora oggi, una doppia sfida.

Nel tempo, avevo letto i grandi autori del fantasy. Mostri sacri quali J. R. R. Tolkien, Robert Howard, Michael Moorcock, Terry Brooks e il grandissimo, compianto David Gemmell.

Ciò che m’impressionò fino dalle prime pagine dell’opera di Martin – il cui lavoro già conoscevo sia come eccezionale autore SF che come importante sceneggiatore televisivo – fu il realismo.

Trovandoci nel fantasy, parlare di realismo può suonare come una contraddizione in termini, ma a mio parere il risvolto più innovativo di questo gigantesco lavoro di Martin è proprio questo.

Pur con le sue componenti soprannaturali – i draghi, i non-morti, le magie – un soprannaturale presente ma mai dominante, la mia prospettiva su Ice & Fire rimane quella di una riuscita fusione tra rivisitazione medievale ed epopea fantastica.

George Martin ha impresso al fantasy un giro di vite del tutto inaspettato di credibilità e attualità.

Tornando a A Game of Thrones, quanto più procedevo nella traduzione – impiegai circa cinque mesi per completare le 620 pagine dell’originale americano – la prima parte della sfida fu capire da quali epoche storiche e da quali culture Martin avesse attinto.

Identificai – in seguito per stessa ammissione di Martin – gli Stark e i Lannister negli York e Lancaster della Guerra delle Due Rose, cultura medievale britannica.

Quindi assimilai i Dothraki ai tartari, cultura barbarica asiatica, e i mercanti delle Città Libere al mondo medio-orientale, cultura commerciale bizantina.

È un’analisi che, ritengo, potrebbe approfondirsi di molte lunghezze.

La seconda parte della sfida, bene, la conosciamo: adattare l’eccezionale caleidoscopio di nomi e soprannomi di personaggi, eventi e luoghi.

 

 

Il lavoro del traduttore è sempre molto border-line. Idealmente a quale concetto di fondo dovrebbe attenersi un traduttore? Deve cercare di essere un intermediario trasparente tra autore e lettore oppure dovrebbe tentare di adeguare il messaggio al destinatario finale? Nel caso di A Game of Thrones, il modo in cui era concepito e vissuto il fantasy in Italia negli anni ‘90 ha influito sulle tue scelte come traduttore?

 

La direttiva primaria del traduttore è rispettare in assoluto il lavoro dell’Autore.

Al tempo stesso, qualcosa che ritengo importante sottolineare è che tradurre non è mettere parole in fila da una lingua all’altra.

Oltre alla intermediazione tra Autore e Lettore, come giustamente dici, tradurre è soprattutto stabilire una coalescenza tra due diverse strutture di pensiero: quelle di due diverse lingue.

In questo, un cardine fondamentale è stata – nei miei anni quale story-editor per il leggendario produttore Dino De Laurentiis – la traduzione dall’inglese in italiano di decine e decine di sceneggiature.

Il formato cinematografico mi ha insegnato non solo la concezione e la composizione del dialogo, ma soprattutto una inestimabile quantità di idiomatismi e di modi di dire anglo-sassoni.

Si tratta di una vera e propria arte linguistica nella quale Martin ha una assoluta eccellenza.

A singolo esempio, cito solamente uno dei suoi costrutti più riusciti: They are playing us false.

Mai, mai in assoluto, prima di Ice & Fire, avevo visto questa scelta linguistica.

A tradurlo alla lettera sarebbe: “Ci stanno giocando falso”. Il che, chiaramente, scricchiola come gli argani del Castello Nero. Come sapete è: “Stanno tentando d’ingannarci.”

Ice & Fire è disseminata di espressioni del genere: nuove sintassi del linguaggio pressoché unico che Martin ha creato per Ice & Fire.

Riguardo allo “stato del fantasy” nell’Italia di fine anni ‘90, forse è stata proprio Ice & Fire a riportare il genere il primo piano.

 

 

A proposito di evoluzione del fantasy, cosa è cambiato nel modo in cui viene visto questo genere letterario in Italia negli ultimi anni rispetto a magari vent’anni fa?

 

Estendendo il finale della mia risposta precedente, direi che il giro di boa nel ritorno del fantasy sia avvenuto tra il 2001 e il 2003.

Con Lord of the Rings, la monumentale trilogia cinematografica prodotta e diretta da Peter Jackson e tratta dall’iconico capolavoro di J. R. R. Tolkien.

Al di là del nuovo impulso al fantasy in se stesso, aggiungerei che, dopo il 2003, anche l’intero immaginario narrativo e visuale ha avuto un’impennata.

Il ritorno alla grande dei super-eroi – da Batman da Wolverine, da IronMan a Thor – continua a bombardarci di spettacolarità assortite.

A tutto questo va poi ad aggiungersi l’osmosi pressoché completa di vari formati: libri, fumetti, cinema, TV, videogame, web sono ormai un unicum.

In materia, basta dare anche solo uno sguardo a “Call of Duty: Ghosts”, ultimo installment della ormai classica serie videogame “Call of Duty”.

Al di là della prodigiosa perfezione visuale, Ghosts si propone come un vero e proprio film interattivo: il giocatore è letteralmente “trascinato dentro”.

La sceneggiatura è scritta niente meno che da Steve Gaghan, premio Oscar per la sceneggiatura di “Syriana”. Esatto: osmosi. Completa.

 

 

Sei in contatto con Martin nel tuo lavoro di traduzione? Se sì, in quali forme e in cosa consiste principalmente il rapporto tra autore e traduttore?

 

Ho corrisposto con George Martin per e-mail durante le traduzioni dei primi due volumi della saga, A Game of Thrones e A Clash of Kings.

Si è rivelato uomo di estrema intelligenza, disponibilità, umanità. Più che di scelte di traduzione, abbiamo parlato di story-lines e di sviluppi futuri della serie.

Ho fatto anche da interprete per una lunga, esauriente intervista radiofonica organizzata dall’ottimo Luca Crovi. Intervista nella quale Martin si è confermato con un affabulatore di eccezionale eclettismo.

Nessun dubbio: un autentico fuoriclasse. Nel senso migliore del termine.

 

 

Negli ultimi anni abbiamo vissuto l’esplosione del fenomeno della serie televisiva HBO. Hai avuto contatti diretti con i produttori della versione italiana per quanto riguarda il lavoro di traduzione?

 

Con il sostegno dell’Ufficio Stampa Mondadori, partecipai alla presentazione ufficiale da parte di SKY-TV della prima stagione di Ice & Fire.

SKY ha fatto, e continua a fare, un eccellente lavoro di promozione e programmazione. Non esitarono a dichiarare di basarsi sulle edizioni Mondadori di Ice & Fire come sistema di riferimento per il doppiaggio.

A questo, va ad aggiungersi la formidabile professionalità, arte, a tutti gli effetti, nella quale i doppiatori italiani eccellono.

Tutti elementi che hanno contribuito a rendere la serie HBO un classico.

Da traduttore, rimane per me una profonda emozione sentire quei personaggi, quelle voci parlare di Delta della Acque, di Capo Tempesta e degli Estranei…

 

 

Uno dei punti che come lettori di fantasy ci sono sempre sembrati controversi relativamente alle scelte di traduzione è il modo in cui vengono resi i toponimi e i nomi dei personaggi. Cosa porta un traduttore a optare in alcuni casi per una trasposizione letterale del nome originale, in altri ad affidarsi a una traduzione più libera e in altri ancora a riportare molto semplicemente il nome in lingua originale?

 

La classica domanda da un milione di... dragoni d’oro.

Come già accennavo, la traduzione di nomi e luoghi è l’altra grande sfida posta al traduttore.

Il mio criterio è duplice: a) lasciare in lingua originale quanto più possibile, b) adattare le espressioni a maggiore complessità semantica e metaforica.

Le tre espressioni che cito in chiusura della risposta precedente sono validi esempi. Nell’originale: Riverrun, Storm’s End, the Others.

Okay, tentiamo la strada letterale: Corre il Fiume, Fine della Tempesta, gli Altri.

Come vi suonano? Un po’ goffi, magari? Da qui, inevitabilmente, l’adattamento di cui parlavo, sempre però rispettando e onorando le scelte dell’Autore.

 

 

Confrontando le traduzioni italiane con quelle di altri Stati, si notano scelte differenti proprio in questo ambito: noi abbiamo Jon Snow, in Spagna hanno Jon Nieve, per esempio. Si tratta proprio di tradizioni differenti delle scuole di traduzione dei vari Paesi oppure è più una questione di gusti dei singoli traduttori?

 

Ogni linguaggio ha propri specifici criteri di traduzione. Alla fine, è comunque il traduttore a fare le scelte conclusive.

Il “Jon Nieve” di cui mi parli è abbastanza tipico del criterio di “francesizzazione” delle lingue estere. Criterio secondo il quale il computer è le ordinateur.

È questo criterio sbagliato? Affatto. È semplicemente diverso.

 

 

Una curiosità specifica sulle tue scelte di traduzione: da dove nasce il nome “metalupo”, che hai dovuto coniare da zero?

 

Guilty as charged, Your Honor: di “metalupo” sono l’unico responsabile.

Come tutti gli amici de La Barriera sanno, l’originale è direwolf.

Assieme a wildings, direwolf rimane uno dei primissimi dilemmi nei quali m’imbattei all’inizio della traduzione dell’opera di Martin.

Per wildings fu abbastanza facile. La strada maestra era “selvaggi”. Onestamente mi parve un po’ banale. E non corretto nella sostanza.

I wildings hanno etnie, culture, fedi, tradizioni. In sostanza non sono affatto dei selvaggi e basta. Al tempo stesso, non sono nemmeno degli spiritualisti (o presunti tali) come i signori di Qarth.

Insomma, i wildings sono comunque dei tipi un minimo… brutali, giusto? Da qui i “bruti”.

Per direwolf invece la trasposizione è stata ben più complicata. In inglese, dire è qualcosa di davvero brutto, qualcosa di terribile: http://www.wordreference.com/enit/dire.

Oltre a essere il nome del leggendario complesso rock, l’espressione dire straits indica una situazione estrema.

Un direwolf, creatura inventata da Martin, non è un lupo bensì un “lupo terribile”, “lupo spaventoso”, “lupo...”, oh, man!

Mi resi conto da subito di non poter andare in quella dire-zione. La qual cosa aprì ulteriori dilemmi.

Okay, riproviamo: Durolupo? Superlupo? Megalupo? Ultralupo? Naaahhh, non ci siamo proprio.

Un direwolf è una creatura al tempo stesso reale e leggendaria, emblematica ed enigmatica, letale e spirituale. Una creatura... oltre.

Ho sempre avuto una fascinazione sia con il mito del lupo che con il prefisso meta-: al di là, oltre. Metafisica, metacentro, metafosforico. Well, there you have it: Metalupo: un lupo oltre il lupo.

 

 

Dal punto di vista del traduttore, ritieni che lo stile narrativo di Martin sia cambiato da un libro all’altro? E se sì, in che direzione?

 

Non ritengo di avere rilevato significative variazioni di stile con il progredire della saga.

Profilo dei personaggi, esecuzione dei dialoghi, sviluppo delle tematiche rimangono pienamente integrati nelle... puntate precedenti.

Non tanto da traduttore, quanto da lettore – e a mia volta da strenuo fan della serie – ho mie personali prospettive riguardo a certe scelte di plot, come ogni altro lettore, credo.

Ma riguardo alla narrazione in se stessa, direi che continui a mantenere del tutto integra la propria coerenza.

Dal momento che stiamo guardando all’intera saga, voglio esprimere la mia ammirazione e la mia riconoscenza all’ottima Michela Benuzzi e al grandissimo Gaetano Staffilano, che considero uno dei miei mentori.

È infatti con Michela e Gaetano che ho tradotto rispettivamente A Feast for Crows e A Dance with Dragons, quarto e quinto volume originale di Ice & Fire.

Non avrei potuto sperare in amici e colleghi migliori.

 

 

Recentemente sei entrato in contatto con il mondo di Wild Cards, sempre nel ruolo di traduttore: che cosa significa, per una persona nel tuo ruolo, avere a che fare con romanzi multi-autore?

 

Wild Cards è il più perfetto esempio della straordinaria ecletticità e professionalità di George Martin.

Siamo, narrativamente parlando, agli antipodi rispetto a Ice & Fire.

Come sapete, l’universo di Wild Cards è una New York che più bizarre, freakish e a volte perfino fetish non potrebbe essere.

Mutanti e mafiosi, alieni e sciantose, alligatori e fantasmi, sesso, droga, rock & roll, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti.

Per ovvie ragioni, non sono da solo ad affrontare questa complicatissima serie che ha ampiamente superato i venti romanzi su un arco di quasi trent’anni.

Sono al fianco di eccezionali traduttrici quali Giusi Valent, Denise Silvestri e Alba Mantovani, con il fondamentale apporto redazionale ed editoriale di Grazia Bosetti ed Elena Banfi. Thanks to all of you, Ladies!

Jokers & Aces hanno le loro squadre? No prob, anche noi abbiamo la nostra. E, vi garantisco, è una squadra che non teme di affrontare… l’Astronomo, giusto per citare solo uno dei tanti villains.

Tornando alla serie, qui George Martin è in veste di vero e proprio deus-ex-machina: coordinatore, supervisore, autore a sua volta.

Gli altri autori che Martin ha scelto sono tutti al massimo livello dell’inventiva e dell’immaginazione.

Da traduttore, Wild Cards è un’esperienza certamente insolita, ma non per questo meno valida.

 

 

Ritieni che la conoscenza degli autori che traduci abbia avuto influenze sul tuo lavoro di scrittore? Aver tradotto tra gli altri Herbert, Pendleton, Martin, di recente anche Lovecraft, ha apportato qualcosa al tuo stile di scrittura?

 

Ho imparato, e tuttora imparo, molto, davvero molto, da ognuno di questi Autori, diversissimi uno dall’altro ma comunque grandi individualmente. Nel caso di HPL, un immortale.

È sempre fondamentale osservare e apprendere come questi maestri affrontano i personaggi, come costruiscono la narrazione, come conducono la storia.

La loro influenza, inevitabilmente, rimane anche nei mio lavoro di narratore. Forse non tanto riguardo allo stile, ma di certo nelle atmosfere.

 

 

Un’ultima domanda: quali sono i tempi imposti dalle case editrici per le traduzioni? Pensi siano adeguati oppure le logiche commerciali rischiano di andare a discapito della qualità del prodotto finale?

 

L’editoria è un’industria, quindi con sue necessità e sue tempistiche. La chiave di volta, ritengo, è la pianificazione.

Con la eccezionale squadra editoriale Mondadori lavoro da molto tempo in modo affiatato e preciso. Siamo quindi sempre riusciti a far tornare tutti conti entro i tempi stabiliti.

Soprattutto per un progetto non solo monumentale ma anche carismatico qual è Ice & Fire.

 

 

Sergio, ti ringraziamo infinitamente per la tua disponibilità nel rispondere alle nostre domande, e speriamo di riaverti presto come nostro ospite!

 

Matteo, ancora grazie a te e a tutti gli amici de La Barriera. Ehi, la ricerca del Corno di Joramun continua… Har!


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Lord dei Pan di Stelle - Lord Comandante dei Peluche

The best fantasy is written in the language of dreams. It is alive as dreams are alive, more real than real... for a moment at least... that long magic moment before we wake.
Fantasy is silver and scarlet, indigo and azure, obsidian veined with gold and lapis lazuli. Reality is plywood and plastic, done up in mud brown and olive drab.
Fantasy tastes of habaneros and honey, cinnamon and cloves, rare red meat and wines as sweet as summer. Reality is beans and tofu, and ashes at the end.
Reality is the strip malls of Burbank, the smokestacks of Cleveland, a parking garage in Newark. Fantasy is the towers of Minas Tirith, the ancient stones of Gormenghast, the halls of Camelot.
Fantasy flies on the wings of Icarus, reality on Southwest Airlines.
Why do our dreams become so much smaller when they finally come true?
We read fantasy to find the colors again, I think. To taste strong spices and hear the songs the sirens sang. There is something old and true in fantasy that speaks to something deep within us, to the child who dreamt that one day he would hunt the forests of the night, and feast beneath the hollow hills, and find a love to last forever somewhere south of Oz and north of Shangri-La.
They can keep their heaven. When I die, I'd sooner go to Middle-earth.

 

[George R. R. Martin]

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the Imp
Confratello
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1445 messaggi
the Imp
Confratello

T

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1445 messaggi
Inviato il 02 febbraio 2014 22:28

Molto interessante.

dall'intervista in ogni caso emerge una conoscenza della saga più approfondita di quanto certe volte si possa pensare dalla semplice lettura.


A
AndreaBryndenTully
Confratello
Utente
3284 messaggi
AndreaBryndenTully
Confratello

A

Utente
3284 messaggi
Inviato il 02 febbraio 2014 22:54

Grandissima intervista!

Conosco per la prima volta il punto di vista del traduttore, e mi soddisfa pienamente. Una persona di grande professionalità e impegnata. Una bella risposta a chi pensa che le traduzioni italiane siano fatte senza cura e con poca attenzione, e a chi vorrebbe sempre non alterati i nomi originali.

 

Quasi rido..."gli Altri, Fine della Tempesta, Corre il Fiume". Penso che a volte gli autori stessi invidino come sono stati tradotti certi termini altrove! "Estranei, Delta delle Acque, Capo Tempesta", QUESTI sono termini appropriati!

Come ho sempre detto, prima di sparare a zero su traduttori/versioni italiane/doppiaggi di qualsiasi opera, bisognerebbe informarsi e pensare che l'essenza non può essere sempre resa immutata lasciando la lingua originale. La lingua originale deve essere rispettata, ma per prima cosa, adattata. Ogni Paese ha i propri usi, le proprie percezioni e sensazioni. "Direwolf" sarebbe stato, per dirne una, un bel dilemma, come ci ha detto lo stesso Altieri. Ma fortunatamente si è arrivati a una traduzione che ha un significato dietro e che non snatura l'autore.

 

Spero possa rilasciare ulteriori interviste quando i tempi per TWOW saranno maturi!


A
Albert Stark
Alchimista del Ghiaccio e del Fuoco
Guardiani della Notte
8773 messaggi
Albert Stark
Alchimista del Ghiaccio e del Fuoco

A

Guardiani della Notte

8773 messaggi
Inviato il 02 febbraio 2014 23:01

Purtroppo siamo (dico in generale) abituati a concentrarci sulle critiche e a non guardare le cose buone fatte...

 

Davvero una bella intervista!! :)


D
Daughter of Winterfell
Confratello
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146 messaggi
Daughter of Winterfell
Confratello

D

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Inviato il 03 febbraio 2014 11:59

Molto molto bella! Il lavoro dei traduttori è un mondo affascinante, merita di essere esplorato e fatto conoscere, per far capire le scelte compiute in fase di traduzione.

E con la sua spiegazione di come è nato il termine "metalupo" (una delle mie parole preferite nella saga!) si è fatto perdonare la storia dell'unicorno, che a noi criticoni piace sempre tirare fuori! XD

Ben fatto!


M
Medusa
Confratello
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Medusa
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Inviato il 03 febbraio 2014 12:48

Si, beh, non è che adesso che s'è lasciato intervistare diventa dio in terra però... i suoi errori gravi li ha fatti comunque. Si è concentrato sui neologismi, sui nomi propri e sui termini inventati da Martin e ha fatto, in cambio, scivoloni terrificanti su termini di uso comune per i quali bastava un dizionario.

E poi cosa c'entra la "francesizzazione" con la traduzione spagnola?? O_o Così per far vedere che sa anche il francese?

A mio avviso si stima un filino troppo.


M
Metamorfo
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Metamorfo
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Inviato il 03 febbraio 2014 13:43

Si, beh, non è che adesso che s'è lasciato intervistare diventa dio in terra però... i suoi errori gravi li ha fatti comunque. Si è concentrato sui neologismi, sui nomi propri e sui termini inventati da Martin e ha fatto, in cambio, scivoloni terrificanti su termini di uso comune per i quali bastava un dizionario.

E poi cosa c'entra la "francesizzazione" con la traduzione spagnola?? O_o Così per far vedere che sa anche il francese?

A mio avviso si stima un filino troppo.

 

Francesizzazione non è la parola giusta, ma in quel contesto rende l'idea: è un modo per esprimere il concetto di trasformazione di parole straniere nella propria. I francesi sono da sempre i più restii a farsi "colonizzare" linguisticamente dall'inglese, a differenza degli italiani che tendono ad assorbire parole anglofone.

 

Diciamo che Lord Beric ha fatto un'intervista di cortesia, e non è andato nello specifico sugli errori (chi ha detto unicorno?). Comunque, se è vero che Altieri legge il forum, la sezione a lui dedicata, con le relative critiche, l'avrà già letta.


M
Medusa
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Medusa
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M

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Inviato il 03 febbraio 2014 14:03

E spero che l'abbia anche memorizzata! XD

Scherzi a parte, non vedo il motivo di tanta ammirazione per un discorso che pare copiato pari pari dall'introduzione del traduttore di ISDA. Inizio a pensare che i traduttori si impuntino su nomi propri e nomi di luogo solo perchè sono il solo modo che hanno di lasciare la loro impronta (errori storici a parte). Mi chiedo se si rendano conto di quanto poco contino i loro ragionamenti in merito... insomma, se Elrond vivesse a Beataforra anzichè a Granburrone le sue orecchie non sarebbero più a punta?? O_o Invece di passare tanto tempo a ragionare su come tradurre Direwolf (termine univoco che definisce un essere inventato e per questo ben descritto dall'autore) avrebbe dovuto impegnarsi di più nel tradurre quelle frasi e quei termini che veicolavano un significato di facile fraintendimento. Termini sui quali non avrebbe lasciato la sua impronta personale ma che avrebbero reso la comprensione della saga più agevole per chi non è in grado di leggerla nella lingua originale.

Ma qui mi sto inoltrando troppo nei concetti della traduzione letteraria...


M
Metamorfo
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Metamorfo
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Inviato il 03 febbraio 2014 14:10

Non so se i contatti tra traduttore e scrittore siano una prassi o un'eccezione, ma se Altieri avesse contattato Martin fin dall'inizio, qualche errore dei primi libri sarebbe stato evitato (ad esempio, Martin avrebbe potuto spiegare l'importanza dei colori di occhi e capelli, e Altieri sarebbe stato più attento su quel frangente).


M
Medusa
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Medusa
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M

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Inviato il 03 febbraio 2014 16:04

Non so se i contatti tra traduttore e scrittore siano una prassi o un'eccezione, ma se Altieri avesse contattato Martin fin dall'inizio, qualche errore dei primi libri sarebbe stato evitato (ad esempio, Martin avrebbe potuto spiegare l'importanza dei colori di occhi e capelli, e Altieri sarebbe stato più attento su quel frangente).

I lettori lo hanno capito senza aver bisogno di contattare Martin: è un concetto palese. Se solo il traduttore avesse letto ogni tomo per intero prima di tradurlo, avrebbe capito da solo cosa contava. Non si può pretendere si tradurre un romanzo come si traduce un libretto di istruzioni... bisogna quantomeno prima leggerlo e comprenderlo bene! Ma ribadisco che sono cose che si imparano quando si studia la traduzione letteraria e non certo quando si studia "traduzione generica". E' un lavoro pesante e molto impegnativo ma non per questo va fatto alla carlona!



Lord Beric
Custode dei Corvi Messaggeri
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Lord Beric
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Guardiani della Notte

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Inviato il 03 febbraio 2014 16:30 Autore

Diciamo che Lord Beric ha fatto un'intervista di cortesia, e non è andato nello specifico sugli errori (chi ha detto unicorno?). Comunque, se è vero che Altieri legge il forum, la sezione a lui dedicata, con le relative critiche, l'avrà già letta.

Alla domanda specifica sull'unicorno Altieri ha già risposto molte volte in passato. Riproporla avrebbe avuto poco senso.

In realtà ha risposto anche a domande su altri tipi di errore (compreso il famigerato "Eddard" di ADWD), con spiegazioni sempre molto chiare anche se personalmente non le ho sempre trovate condivisibili.

 

Se solo il traduttore avesse letto ogni tomo per intero prima di tradurlo, avrebbe capito da solo cosa contava. Non si può pretendere si tradurre un romanzo come si traduce un libretto di istruzioni... bisogna quantomeno prima leggerlo e comprenderlo bene!

Leggere un libro prima di tradurlo? Se la casa editrice te ne da il tempo e non hai altri lavori contemporaneamente lo puoi fare. :)

Se il tempo è poco a volte finisce che deleghi il lavoro agli stagisti e tu traduttore ti limiti a omologare lo stile, e a quel punto altro che gli svarioni sui capelli di Sansa...


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Fantasy tastes of habaneros and honey, cinnamon and cloves, rare red meat and wines as sweet as summer. Reality is beans and tofu, and ashes at the end.
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Lady Joanna
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Lady Joanna
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Utente
2193 messaggi
Inviato il 03 febbraio 2014 17:43

 

Se solo il traduttore avesse letto ogni tomo per intero prima di tradurlo, avrebbe capito da solo cosa contava. Non si può pretendere si tradurre un romanzo come si traduce un libretto di istruzioni... bisogna quantomeno prima leggerlo e comprenderlo bene!

Leggere un libro prima di tradurlo? Se la casa editrice te ne da il tempo e non hai altri lavori contemporaneamente lo puoi fare. :)

Se il tempo è poco a volte finisce che deleghi il lavoro agli stagisti e tu traduttore ti limiti a omologare lo stile, e a quel punto altro che gli svarioni sui capelli di Sansa...

 

 

Concordo :).

 

Bella intervista, mi è piaciuta, mi è piaciuto leggere il "dietro le quinte", in come e il perché il traduttore abbia fatto determinate scelte. Interessantissimo il percorso fatto per arrivare a "metalupo" e anche a Delta delle Acque e via di seguito, perché Jon Nieve, non si può sentire (anzi leggere)... <img alt=" />

Quando lessi i libri rimasi spiazzata (come molti penso), sul colore reale dei capelli di Sansa, sul motto dei Greyjoy ecc ecc...Ora, è vero che vorremmo sempre la perfezione, ma ahimè alcune volte ci sono casi in cui non si può avere (mi riferisco anche e sopratutto alla parte del messaggio di Lord Beric che ho quotato).. Altieri ci legge e penso e spero vivamente che abbia e faccia tesoro delle nostre scoperte in fatto di errori di traduzione per far sì che le prossime edizioni siano magnificamente corrette. Altieri, come anche la casa editrice si intende.

Abbiamo in comune il voler vedere tradotti al meglio i libri dello zione, possiamo tranquillamente "collaborare" come stiamo facendo da un bel po' . <img alt=" /> <img alt=" />


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Ser Lorent Blackbow
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Inviato il 03 febbraio 2014 19:05

Bellissima intervista! Complimentoni a Lord Beric!

 

Comunque per quanto possano essere mosse delle critiche ad Altieri credo che sia normale che in un opera così grande qualcosa possa sfuggire, qualche errore è un po' stupido, certo, però non mi lamento per la traduzione in generale, ha saputo rendere bene i nomi delle città e delle varie culture.


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the Imp
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Inviato il 03 febbraio 2014 22:55

 

Alla domanda specifica sull'unicorno Altieri ha già risposto molte volte in passato. Riproporla avrebbe avuto poco senso.

In realtà ha risposto anche a domande su altri tipi di errore (compreso il famigerato "Eddard" di ADWD), con spiegazioni sempre molto chiare anche se personalmente non le ho sempre trovate condivisibili.

 

 

C'è qualche link disponibile per queste spiegazioni?

 

Grandissima intervista!

Conosco per la prima volta il punto di vista del traduttore, e mi soddisfa pienamente. Una persona di grande professionalità e impegnata. Una bella risposta a chi pensa che le traduzioni italiane siano fatte senza cura e con poca attenzione, e a chi vorrebbe sempre non alterati i nomi originali.

 

Quasi rido..."gli Altri, Fine della Tempesta, Corre il Fiume". Penso che a volte gli autori stessi invidino come sono stati tradotti certi termini altrove! "Estranei, Delta delle Acque, Capo Tempesta", QUESTI sono termini appropriati!

 

Come ho sempre detto, prima di sparare a zero su traduttori/versioni italiane/doppiaggi di qualsiasi opera, bisognerebbe informarsi e pensare che l'essenza non può essere sempre resa immutata lasciando la lingua originale. La lingua originale deve essere rispettata, ma per prima cosa, adattata. Ogni Paese ha i propri usi, le proprie percezioni e sensazioni. "Direwolf" sarebbe stato, per dirne una, un bel dilemma, come ci ha detto lo stesso Altieri. Ma fortunatamente si è arrivati a una traduzione che ha un significato dietro e che non snatura l'autore.

 

Spero possa rilasciare ulteriori interviste quando i tempi per TWOW saranno maturi!

 

 

Purtroppo siamo (dico in generale) abituati a concentrarci sulle critiche e a non guardare le cose buone fatte...

 

Davvero una bella intervista!! :)

 

 

Molto molto bella! Il lavoro dei traduttori è un mondo affascinante, merita di essere esplorato e fatto conoscere, per far capire le scelte compiute in fase di traduzione.

E con la sua spiegazione di come è nato il termine "metalupo" (una delle mie parole preferite nella saga!) si è fatto perdonare la storia dell'unicorno, che a noi criticoni piace sempre tirare fuori! XD

Ben fatto!

 

 

Ora non esageriamo neanche in senso opposto... una traduzione perfetta non esiste, e c'è sempre un certo trade off fra fedeltà ed estetica, sicuramente alcune scelte sono azzeccate (fra queste metalupo, la cui genesi mi era evidente anche prima di leggere l'intervista), ma questo non cancella i tanti errori, alcuni di questi erano evitabili, o almeno correggibili in seconda edizione.

Alcune possibili traduzioni proposte sono volutamente provocatorie, ed è chiaro che nemmeno il più talebano dei fan userebbe 'corre il fiume', è solo un esempio per mostrare che non si può tradurre alla lettera.


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Albert Stark
Alchimista del Ghiaccio e del Fuoco
Guardiani della Notte
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Albert Stark
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Guardiani della Notte

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Inviato il 03 febbraio 2014 23:16

Ma io non volevo esagerare in senso opposto eh...è una semplice constatazione generale...è sempre più facile vedere critiche che elogi, non solo in questo campo!!


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