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Le Antiche Virtù Perdute
L di Lyra Stark
creato il 12 aprile 2018

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Maya
GdN in the Sky with Diamonds
Guardiani della Notte
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Maya
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Guardiani della Notte

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Inviato il 13 aprile 2018 15:46

Ma siete sicuri che le virtù di cui state parlando siano proprio "perdute" e non piuttosto "mai esistite"?  :ehmmm:

EMPATIA e RISPETTO , ad esempio, a me non sembra che in passato fossero così largamente più abbondanti. Anzi. ;)Per millenni gli esseri umani hanno comprato e venduto altri esseri umani con la stessa logica con cui noi oggi compriamo una lavatrice, ma trattandoli talvolta molto peggio di come noi facciamo con qualunque elettrodomestico.

Il concetto di "rispetto dell'infanzia" è tendenzialmente moderno. Ancora nei primi del '900, nell'allora moderna Inghilterra, c'erano bambini che a dodici anni iniziavano a lavorare in miniera.

In passato, si soffriva e si moriva nell'indifferenza non solo della società, ma dei vicini di casa e talvolta dei famigliari per i quali un malato o un anziano era spesso solo un'inutile bocca in più da sfamare. Secondo me, quindi, siamo molto migliorati. :)

Se poi mi dite che, contando tutto il benessere ed i mezzi di cui disponiamo, potremmo fare molto, ma meglio, allora vi do pienamente ragione. :) 

 

Il BUON SENSO è come il dodo: estinto da così tanto tempo che molti dubitano sia realmente esistito. :stralol:

 

ELEGANZA: qui il termine ha tanti significati. Leggo che deriva da elegans, "che sa scegliere". Essendo quindi qualcosa di connesso alla scelta personale, che è oggi molto più libera da costrizioni rispetto al passato, secondo me è probabilmente solo molto più difficile, rispetto al passato, stabilire dei canoni per cui una cosa può essere considerata elegante ed un'altra no. :) Per altro, la poca attenzione all'eleganza, nel senso di scegliere secondo un criterio definito di senso, è forse (anche qui non sono del tutto d'accordo) tipico della nostra cultura. Già in Oriente c'è ancora molta cura dei particolari estetici e formali in quanto espressione di una certa spiritualità o di una certa cultura.  :ninja:;) 

 

CORAGGIO: non so quanto ce ne fosse in passato. Direi che in generale, ogni epoca ha avuto le sue forme di vigliaccheria e dei degni rappresentanti. :stralol:

 

Una cosa che abbiamo perso è la MORIGERATEZZA DEI CONSUMI: abbiamo tutti più di quanto potessero sperare di avere i più ricchi di molte epoche passate, al netto di nobili e sovrani. Diamo ormai per scontata l'abbondanza, la disponibilità e l'accessibilità dei beni più frivoli (abiti, accessori di ogni genere, divertimenti ecc.) come di quelli necessari (cibo, farmaci ecc.)  e per questo ne traiamo poca e breve soddisfazione, non ne siamo grati e non gli attribuiamo valore. Il che sta contribuendo a diffondere un grave vizio: lo spreco. 

 

 

 


"Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità" (La ragazza nella nebbia - Donato Carrisi)

 

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Iceandfire
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Iceandfire
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Inviato il 13 aprile 2018 18:24

Molto interessanti queste considerazioni di 

Susanna Tamaro tanto per continuare la discussione in tema educazione

http://m.dagospia.com/susanna-tamaro-contro-il-tramonto-dell-educazione-ragazzi-diseredati-ci-vorrebbe-un-bastone-171387

Vogliamo cominciare a parlare dei genitori che per primi difendono i figli a spada tratta e della mortificazione che essi infliggono agli educatori che cercano di far crescere bene i loro figli?

E quanto certa Tv urlata ,in cui vengono invitati pagati e riveriti certi cosiddetti opinionisti alla Sgarbi ,ha contribuito a far passare il concetto che  educazione e rispetto  sono valori attualmente polverosi e svuotati di ogni significato ?

E che il successo va esibito nel modo più trash possibile ?

Per tacere di serie stile Gomorra che,per quanto benfatte,portano le menti deboli e i ragazzi abbandonati a se stessi dalla famiglia ad emulare certi atteggiamenti di intollerante , gratuita violenza ?

E quanto conta inoltre la crisi della famiglia nel modo di comportarsi sprezzante e violento di certi ragazzi che considerano gli altri solo soggetti da vessare ,non esseri umani?

 

 

 


Ringrazio il mio caro amico JonSnow; per aver ideato e creato le immagini dei   miei bellissimi  ed elegantissimi avatar e firma

bQ7ab7S.png;
« I am a wolf and I fear nobody. »

''They were insulting Jon and you sat there and listened.''
''Offend them and Jon loses his army.''
''Not if they lose their heads first.''

« Leave just ONE wolf alive and sheeps will NEVER be safe. »
« When the snows fall and the white winds blow, the lone wolf dies, but the pack survives. »

''I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate''.

 

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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 13 aprile 2018 18:58 Autore

Perdute nel senso che oggi, nonostante i traguardi culturali e la maggiore consapevolezza raggiunta (?), oltre a continuare a essere rare, vengono pure derise e messe al bando. 


E' sempre un dispiacere che quando tutti i lupi dovrebbero sollevarsi, un posto possa rimanere vuoto.

 

A man might befriend a wolf, even break a wolf, but no man could truly tame a wolf.

 

When the snows fall and the white winds blow,

the lone wolf dies, but the pack survives

 

Stark è grigio e Greyjoy è nero

Ma sembra che il vento sia in entrambi

 
 
What do they say of Robb Stark in the North?
They call him The Young Wolf
They say he can't be killed...
 
A thousand years before the Conquest, a promise was made, and oaths were sworn in the Wolf's Den before the old gods and the new. When we were sore beset and friendless, hounded from our homes and in peril of our lives, the wolves took us in and nourished us and protected us against our enemies. The city is built upon the land they gave us. In return we swore that we should always be their men. Stark men!

 

 
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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 14 aprile 2018 18:37 Autore

La virtù, o valore che dir si voglia, perduta di cui volevo parlare oggi è l’umiltà.

Umiltà come contrario di arroganza, umiltà che denota capacità di ascolto e di fatto vera intelligenza, e non mero e sterile nozionismo che oggi troppo spesso viene scambiato per intelligenza.

L’intelligenza, quella vera almeno secondo me, è proprio la capacità di porsi in una condizione di umiltà e di saper trarre il meglio da ogni situazione nonchè di trovare sempre comunque occasione di arricchimento dal confronto con l’altro.

Confronto che però può esserci solo se ci si pone rispetto all’altro in una condizione di parità, mentre oggi la società continua a proporre modelli improntati sulla sopraffazione, sull’autoaffermazione tramite negazione e denigrazione dell’altro, di fatto sull’arroganza, a volte portata agli estremi.

Non sorprende che in un panorama di questo tipo vi sia dunque scarso spazio per l’ascolto e per il rispetto.

Io ritengo che entrambe queste importanti azioni non possano prescindere da una condizione di umiltà. Perché solo partendo da questo presupposto si possono creare le altre due.

Troppo spesso assistiamo a esempi in cui autoaffermazione personale basata sulla prevaricazione dell’altro perché forti delle proprie ragioni e sordi a quelle degli altri, o forse soltanto di una bella dose di Ubris, come si chiama in greco, tracotanza nella sua traduzione che preferisco. Condizione che per i poeti antichi aveva sempre carattere negativo e, laddove si poneva nei confronti degli dei, decretava esiti nefasti per i mortali.


E' sempre un dispiacere che quando tutti i lupi dovrebbero sollevarsi, un posto possa rimanere vuoto.

 

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sharingan
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sharingan
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Inviato il 14 aprile 2018 19:54

Pur essendo il tema interessante, ritengo che il topic nasca con un vizio di fondo: traccia una linea di demarcazione troppo netta tra un prima dominato da supposti valori positivi e un dopo visto in maniera quasi apocalittica ,con un repentino crollo di determinati valori che sarebbero rimasti tali nei secoli dei secoli e poi immediatamente spariti.

 

Bisognerebbe intanto capire cosa si intende per "prima". Gli antichi Romani? I comuni medievali? La Belle Epoque? I nostri nonni? Perchè altrimenti si finisce per tornare al solito "quando c'era lui....." "quando ero piccolo io..." , etc... che è un'impostazione molto semplicistica e anche molto retorica sulla questione.

 

Inoltre le operazioni di denuncia di questo tipo sono sempre molto aleatorie perchè tendono a buttare in un calderone tutta una serie di caratteristiche (umiltà, rispetto, coraggio, empatia, etc..) che non sono necessariamente interdipendenti tra di loro e che sembrano appartenere più che altro a una sorta di "libro dei sogni" dell'essere umano perfetto che esiste in un passato indefinito e impreciso e come tale buono per tutte le stagioni. 

 

Aggiungo che, se si facesse un sondaggio, la stragrande maggioranza dei rispondenti si direbbe d'accordo nel considerare positivi questi antichi valori ma pochi o pochissimi ammetterebbe di possedere quegli altri valori negativi di cui si parla. In fondo chi ammetterebbe mai di essere bugiardo, cinico, baro, opportunista, infedele, etc...? Da qui una duplice tendenza:

 

1. E' sempre colpa degli altri --> "io sono buono, onesto, gentile, generoso, etc.... ma la mia epoca è meschina, disonesta, caciarona, etc...." --> mancata assunzione delle proprie responsabilità. Si preferisce trasferire le proprie mancanze, le proprie debolezze e i propri insuccessi su un presente cattivo e maligno, anelando al contempo un passato mitico e idealizzato che per definizione non esiste e in paragone al quale il presente sarà sempre più brutto.

 

2. Confondere la morale col moralismo --> la morale è sicuramente fondamentale in qualsiasi stato di diritto ma è bene non confondersi con il moralismo. La morale fa parte della vita umana ed è corretto dargli il giusto peso ma è altrettanto corretto non dare alla morale un carattere di eccessiva severità, non darle cioè quei connotati che, rispettati alla lettera, darebbero il via allo "Stato etico" e non più allo Stato di diritto. Storicamente i governanti che più parlano di antichi valori del passato sono quelli coi baffetti e il mento squadrato.

 

Non essendo quindi in grado di dare una risposta articolata sul complesso della questione (mi parrebbe di scadere nel qualunquismo) mi limito a dire la mia sulla parte relativa all'educazione.

 

La scuola deve educare: è un'istituzione che esiste anche per questo. Non si va a scuola solo per apprendere nozioni e conoscenze ma anche per imparare a stare al mondo e a comportarsi, diventare adulti. Un bambino-adolescente-ragazzo passa almeno tredici anni della propria adolescenza (e per svariate ore della propria giornata) in un ambiente che in qualche modo forma la propria esistenza in parallelo con la famiglia; gli insegnanti hanno quindi il dovere e la responsabilità di partecipare alla formazione del bambino/alunno/studente.

 

Partecipare alla formazione non significa sostituirsi alla famiglia. Il ruolo del genitore rimane quello ed è distinto da quello del docente, il quale con altre forme e con altri strumenti serve piuttosto da supporto al ragazzo o alla famiglia stessa, arrivando al massimo a forme di pseudo-supplenza. A maggior ragione in un periodo nel quale l'istituto familiare è carente, la scuola non può sottrarsi ad uno dei suoi doveri primari.

 


 

« I met a traveller from an antique land
Who said: Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert. Near them on the sand,
Half sunk, a shatter'd visage lies, whose frown
And wrinkled lip and sneer of cold command
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamp'd on these lifeless things,
The hand that mock'd them and the heart that fed.
And on the pedestal these words appear:
"My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!"
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare,
The lone and level sands stretch far away. »

 

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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 15 aprile 2018 19:27 Autore

Una cosa che mi ha sempre meravigliato quando si affrontano argomenti di questo tipo è l'alzata di scudi che puntualmente si manifesta da parte di alcuni. 

Naturalmente l'essere umano è di per sé imperfetto e fallibile, basta dare uno sguardo a una qualsiasi cronaca del giorno per averne la dimostrazione, o anche prendere a esempio noi stessi: tutti abbiamo difetti e carenze. O almeno dovremmo avere l'onestà di ammetterlo, e qui entra in gioco l'umiltà che citavo. 

Tuttavia è sempre proprio dell'essere umano, o almeno dovrebbe esserlo e questo ci insegnano gli antichi e i poeti del passato, aspirare a un'elevazione, un miglioramento.

Cosa che invece oggi non si percepisce molto perché c'è poco spazio per il confronto vero; come scrivevo nella società di oggi tutta improntata sull'io il modo di rapportarsi con l'altro è basato o sull'omologazione o sulla sua denigrazione. Appare perciò difficile riuscire ad ammettere che esista una reale necessità di migliorarsi, chiusi come siamo nella nostra condizione di monade leibniziana incomunicante e incurante del mondo esterno.

Alla fine della fiera, peró, auspicarsi tale miglioramento, che poi è il tema del topic, non lo trovo un pensiero così scandaloso da suscitare indignazione.

Mi sembra invece sterile arroccarsi sulle proprie posizioni e fondamentalmente troppo autoindulgente limitarsi a dire: le cose stanno così, non ci si può far nulla. E ancora peggio allora tanto vale adeguarsi.


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_ladybolton
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_ladybolton
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Inviato il 15 aprile 2018 20:32

Il problema principale è che ad oggi si assiste complessivamente a due tipi di attegiamento:

1)      Coloro che si adagiano nel loro cinismo denigratorio (mi ci inserisco allegramente nella categoria)

2)      Coloro che si elevano a “Marie Terese di Calcutte” dei giorni nostri, elevandosi ad un tale livello di superiorità e di bontà che non si rendono conto di comportarsi alla stessa identica (e, per mia personale opinione, peggiore) maniera dei primi.
 

Le persone in grado di mettersi in discussione sono realmente poche.

E ricordiamoci tutti che le persone realmente in grado di mettersi in discussione non guardano neanche l’operato altrui, non giudicano, gli basta migliorare il loro orticello e certo non sentono la necessità di commentare quello degli altri, altrimenti ricadono nel concetto di "superiorià" e addio tanto cara umiltà :salta:


 

“Non mi sono piaciute per niente quelle accuse, no, no e no“ grugniva la scrofa, ancheggiando per il vialetto. La coniglietta e l’asina le consigliarono più giudizio, perché quanto successo all’ape regina non era piacevole. “Dai, suvvia, non esagerare… secondo me i rospetti son stati fuori luogo“ si impuntò in particolar modo la coniglietta, ma la scrofa, beh, ormai l’avrete capito anche voi, non gliene poteva fregare di meno. “Le è stato rubato un alveare, ma di cosa stiamo parlando!“ 

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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 16 aprile 2018 17:35 Autore

Suppongo che sia tutto dovuto a una questione di priorità.

Comunque sia, è vero, quelle di questo thread sono solo speranze e auspici, parole insomma, e le parole si sa non costano nulla: è ció che facciamo nella realtà di ogni giorno che conta davvero, su questo non potrei essere più d'accordo. Sono infatti le nostre azioni nel concreto che ci qualificano come persone.

 

Passo alla virtù perduta/caduta in disuso di oggi: l'onestà, intesa come onestà a tutto tondo vale a dire morale, intellettuale e in tutti gli altri campi.

 

Dal dizionario Treccani:

L'onestà (dal latino honestas --> l'aggettivo honestus derivante da honos/honor onore e traducibile anche come onorato cioè che si comporta con onore n.d.r) indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l'astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all'ambiente in cui si vive.

 

Valore che francamente magari non è stato mai praticato con convinzione, ma che con tutti gli altri già citati, almeno una volta veniva connotato da prestigio e quantomeno auspicato, mentre ormai essere onesti pare una fonte di imbarazzo, se non proprio di derisione o desta quasi un certo stupore. Vedi un po' anche quello che accade con i personaggi di Asoiaf. 

Certo l'Italia non è il contesto storico/culturale migliore in cui parlare di onestà perché come tutti sappiamo e abbiamo avuto modo di toccare con mano la tendenza a fare i furbetti ce l'abbiamo nel DNA. Quello che però lascia un po' perplessi è lo sdoganamento che ha avuto la disonestà negli ultimi decenni: non solo accettata ma quasi celebrata, basti pensare al modo in cui il signor Razzi è assunto a sorta di emblema nazionalpopolare, ma non è mica il solo.

Credo che tutto vada ricondotto alla solita tendenza della società moderna che pone l'individuo al centro o meglio al di sopra di tutto, incita all'aggressivitá, alla ricerca della soddisfazione personale anche a scapito di tutt o il resto e tutti gli altri. Questo con buona pace del rispetto.

Discorso a parte meriterebbe forse l'onestà intellettuale, così come la sincerità che con l'onestà va di pari passo.

Di certo entrambe si fondano e si nutrono dei valori perduti e giá citati: l'umiltà e il coraggio.


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Ser Balon Swann
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Ser Balon Swann
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Inviato il 07 maggio 2018 15:29

Premessa: il discorso che segue è volutamente generalista, nel senso che riguarda la generalità dei consociati, è una tendenza che può avere anche rilevanti eccezioni.

 

Il punto secondo me è il seguente.

Le virtù (o meglio, il rispetto per le c.d. virtù o valori) nasce e si sviluppa seguendo regole meramente utilitaristiche.

 

Per esempio. L'amor di patria. Pensiamo a un tempo dove, fuori dalle tue mura cittadine, non avevi né diritti né tutele, e chiunque poteva ammazzarti come un cane. E' evidente che si era portati a vedere la propria patria come qualcosa di intoccabile, da difendere a qualunque costo.

 

Oppure. Il rispetto per i genitori, per l'autorità, per le regole. Se non davi del Voi al signor padre, prendevi 8 ceffoni e andavi a letto senza cena. Stessa cosa se osavi alzare la voce con il maestro, legnate sulle chiappe e a spalare carbone. Certo che tendevi a rispettare i genitori e l'autorità.

 

L'educazione, la cavalleria, la galanteria ecc. nel rapporto con il gentil sesso. Certo, se facevi il tamarro tipo Fabrizio Corona difficilmente trovavi la contessina da sposare. Oggi direi che si può parlare di una progressiva inversione di tendenza.

 

Ergo. Le antiche virtù perdute sono andate perdute, o vanno via via scomparendo, semplicemente perché non c'è più nessunissima ragione pratica per seguirle e rispettarle.

 

 


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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 07 maggio 2018 18:51 Autore

Ringrazio Lord Balon per essere passato a scrivere in questo thread che per mancanza di tempo ho un po’ trascurato. Spero di poter aggiungere qualche analisi su qualche altro valore col tempo.

L’approccio utilitaristico è interessante (anche ahimè deprimente, ma perfettamente attuale), tuttavia credo che la premessa annulli poi la conclusione.

Spiego meglio. E’ sicuramente vero che molte virtù/valori che una volta erano celebrate e auspicate oggi non vengono ritenute utili e perciò sono cadute in disuso o addirittura derise, tuttavia, tralasciando per un momento gli idealismi, si tratta magari di qualità definibili come superflue, ma comunque utili al mantenimento della società.

Auspicarsi maggior rispetto, per esempio, onestà o gentilezza, che era una delle virtù che volevo descrivere prossimamente, non mi pare né causare alcun danno, né richiedere chissà quale sforzo. Tutto sommato si tratta di valori che paiono ingombranti ma che in realtà sono semplici e per nulla dannosi, anzi, non potrebbero che portare dei benefici a tutti. Se vogliamo anche questa è una visione meramente utilitaristica.

Certo, gli esempi citati dal collega Balon sembrano relativi a virtù di stampo prettamente “antico”, ma per esempio la galanteria in tutte le sue accezioni riguardo al gentil sesso trovo che sia un qualcosa di sempre attuale allora come adesso, così come sarebbe anche l’opposto ben evidenziato dal collega. Naturalmente poi bisognerebbe aprire una grande parentesi: io non penso che la galanteria, che interpreto in un’accezione più ampia come rispetto della figura femminile, fosse legata solo a mere speculazioni matrimoniali. L’amor cortese, che forse è la sua accezione più elevata e trascesa, ma anche secoli dopo e prima di questo concetto si cantava la gentilezza verso la donna, credo fosse (aldilà della vulgata secondo cui l’amor cortese vedeva nell’amore per la donna un mezzo con cui trascendere e nobilitare lo spirito), anche un modo per cercare di suggerire il rispetto della figura della donna in una realtà in cui questa era bistrattata a tutti i livelli. Certo poi siamo tutti d’accordo nell’ammettere che il trattamento riservato alle donne, nella realtà dei fatti era discutibile nella maggior parte dei frangenti, checché ne dicessero i poeti.


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Ser Balon Swann
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Ser Balon Swann
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Inviato il 07 maggio 2018 22:21

Certo, infatti adesso tendenzialmente per avere successo con donna bisogna essere rispettosi, gentili e sensibili e simpatici, trattarla alla pari, non essere violenti e maneschi, insomma bisogna comportarsi bene nell'intimità e nel rapporto interpersonale, più che da un punto di vista esterno, formale e sociale. Quindi tutto ciò è diventato una virtù.

Quando non era necessario, i matrimoni erano combinati e non esisteva il divorzio, la donna non aveva diritti e potere di scelta ecc., quanto sopra faceva ridere i polli, e invece si dava grande importanza all'essere garbati e galanti con il gentil sesso in società, compiacere la famiglia, fare tutti i salamelecchi del caso eccetera eccetera. E poi magari dentro le mura domestiche erano accettati e accettabili comportamenti che adesso sarebbero da codice penale.

 

Ovviamente tutti noi ci auspichiamo un mondo dove le virtù prevalgano, ma la virtù nasce dell'utilità, e per sopravvivere deve essere incentivata. Essere virtuosi deve essere conveniente. Oppure è naturale che alcuni comportamenti e valori siano percepiti come sempre meno importanti.

Il che in certi casi è pure un bene eh.


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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 07 maggio 2018 22:35 Autore

Ma non è forse conveniente essere rispettosi, onesti, coraggiosi e magari pure gentili?

Detta così sembra pura utopia, ma realmente non ci troveremmo di fronte a una società migliore?

Convengo sul discorso convenienza, ma forse bisogna chiedersi convenienza per chi.


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Stella di Valyria
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Stella di Valyria
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Inviato il 08 maggio 2018 11:51

Ciao. Ho un punto di vista abbastanza diverso da quello di Ser Balon, pur rispettandolo. E' vero, molto di ciò che di buono l'essere umano compie nasce dalle leggi o comunque dal timore di una punizione: basti pensare ai massacri inutili, agli stupri, le uccisioni inutili, le violenze gratuite ed atroci compiute sulla popolazione inerme in guerra, per esempio dopo una vittoria e la "conquista" di un brandello di terra comprendente un po' di case e di sventurati che ci vivono, un po' in tutte le guerre e in tutte le epoche, o immediatamente dopo, in quella fase in cui le armi abbondano e le leggi "normali", e quindi le relative punizioni, sono, di fatto, sospese. Altro che virtù o non virtù:  in quelle situazioni viene fuori tutto l'orrore, l'abisso che spesso si nasconde nell'essere umano.

Spesso leggo resoconti di episodi del genere -ripeto: un po' in tutte le guerre- e ne sono allibita, perchè la domanda che mi pongo è sempre "ma allora saremmo questo, senza un sistema di ordine e repressione imposto dall'alto? O almeno: molti esseri umani sarebbero questo? Il vicino di casa tanto gentile, magari, o il fruttivendolo con l'aria paciosa, si rivelerebbero questi mostri?"
E temo, veramente, che la risposta in parte sia affermativa. E' successo troppe volte, in troppi luoghi e tempi diversi, perchè non sia affermativa. E fin qui, il discorso coincide esattamente con quello di Ser Balon.


Però, spero e penso riguardi anche un'esigua minoranza. E che, nelle stesse fasi di sospensione delle leggi, del resto emergono tanti altri comportamenti: moltissima vigliaccheria ed opportunismo, sicuramente, quasi altrettanto colpevole, da parte di chi sta a guardare facendo finta di non vedere o fiuta da che parte soffia il vento per affrettarsi a saltare sul carro della parte che, in quel momento, sembra la più forte, applaudendo al massacro e ai massacratori; ma anche gesti nobili e, a volte, di vero eroismo.
Non si può generalizzare: l'essere umano è tutto questo. Il che significa anche che, a volte, leggi o non leggi, punizioni o non punizioni, ha una coscienza. Dentro di sè, non fuori, non imposta dall'esterno. Margherita Hack diceva, più o meno "Non dovrebbe essere necessaria una religione, per dire di non fare determinate cose, o comportarsi verso il prossimo in un determinato modo: dovrebbe essere sufficiente la coscienza.". Ecco: sostituisci "religione" con "paura delle punizioni", ed avrai più o meno il mio pensiero.

Per il resto, ti posso solo citare una cosa personalissima, ma di cui non ho problemi a parlare in pubblico: il rispetto per i genitori nasceva dalla paura della punizione, scrivi. Be', ti posso dire di aver litigato per una vita con mio padre (non sempre: ci sono stati anche tanti bei momenti, ma anche moltissimi attriti, e situazioni in cui io polemizzavo, lo sfidavo addirittura). Anche da ragazzina, anche quando poteva, oggettivamente, punirmi (anche se non fisicamente, ovviamente, ma proibendomi, per esempio, cose a cui tenevo: ma questo, per il mio carattere di allora -che poi è cambiato, per fortuna- semmai era uno sprone). A volte lo facevo a torto, quasi sempre succedeva per dei semplici malintesi o problemi di comunicazione tra due caratteri quasi incompatibili. Ma l'ho rispettato al mille per cento, aiutato, accudito, con tutto il povero amore di cui sono stata capace, nel periodo in cui, gravemente malato, debolissimo nel fisico e nello spirito, sofferente e, come tutti, terrorizzato da quello a cui andava incontro a passi velocissimi, non avrebbe più potuto torcermi un capello. Quando improvvisamente e per la prima volta era lui ad avere bisogno di me, a dipendere da me, e non viceversa. Per usare un'espressione sgradevole e assolutamente fuori luogo per la sua durezza, ma che rende l'idea, visto che parliamo di punizioni e rischi di sanzioni: quando, se ci fosse stato un coltello, sarei stata io ad averlo dalla parte del manico.
E non sono una santa o una persona particolarmente buona, anzi: sono una persona piena di difetti e neanche particolarmente generosa. Ma che a un certo punto della vita, semplicemente, finalmente e purtroppo, lo ha capito dopo, troppo tardi, ha scoperto che non le erano necessarie minacce o punizioni, per scegliere di fare determinate cose: che le bastava guardarsi nel cuore. Per la prima volta in tanti anni. E, come dice la Hack, seguire la propria coscienza.


                              

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Lyra Stark
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Lyra Stark
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Inviato il 08 maggio 2018 13:45 Autore

Che dire? Niente da aggiungere.

A ben vedere, aldilà di tutto, tutto è lasciato alla coscienza personale, all’indole per la maggior parte (ma non sempre, c’è chi va contro di essa per scopi più nobili). Tuttavia, è anche vero che questa coscienza si forma anche grazie a fattori esterni, e qui si riallaccia il discorso da cui è nata la discussione: come mai alcuni valori, che pure garantirebbero un funzionamento migliore della società e quindi un beneficio per tutti, oggi non sono più perseguiti e addirittura ridicolizzati o biasimati? Tra i fattori sono stati citati l’inattualità degli stessi, il cambiamento della società, la mancanza di convenienza nell’applicarli, e ancora la naturale tendenza dell’essere umano a darsi la zappa sui piedi da solo e a non perseguire scopi nobili, diciamo così, finanche ad appiattirsi nella mera autoindulgenza e/o rassegnazione.

Di tutto un po’ certamente, laddove è impossibile non trattare la materia in modo generalista, data la quantità infinita di variabili da considerare, tuttavia credo sia importante anche solo riflettere per non dimenticarsi della questione: dopotutto, diceva uno abbastanza famoso, fatti non foste a  viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.


E' sempre un dispiacere che quando tutti i lupi dovrebbero sollevarsi, un posto possa rimanere vuoto.

 

A man might befriend a wolf, even break a wolf, but no man could truly tame a wolf.

 

When the snows fall and the white winds blow,

the lone wolf dies, but the pack survives

 

Stark è grigio e Greyjoy è nero

Ma sembra che il vento sia in entrambi

 
 
What do they say of Robb Stark in the North?
They call him The Young Wolf
They say he can't be killed...
 
A thousand years before the Conquest, a promise was made, and oaths were sworn in the Wolf's Den before the old gods and the new. When we were sore beset and friendless, hounded from our homes and in peril of our lives, the wolves took us in and nourished us and protected us against our enemies. The city is built upon the land they gave us. In return we swore that we should always be their men. Stark men!

 

 
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hacktuhana
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Inviato il 08 maggio 2018 14:54

Partendo dal presupposto che nessuno è perfetto, la cosa migliore sarebbe saper riconoscere i propri difetti e metterli alla base di eventuali incomprensioni e problemi. 

Non basta naturalmente a risolvere, ed è un esercizio difficilissimo, però col tempo e l'abitudine si riesce a trarne qualcosa. 

 

Piuttosto che tendere a vedere difetti altrove e altrui, preponderanti, si riesce ad evidenziare che ognuno e ogni situazione ha le sue ragioni di essere e le sue cosiddette virtù, chiamiamoli pregi, in contrapposizione a difetti. 

 

Tutto ciò che si ritiene sia valore, come per il difetto, esiste contemporaneamente in ogni persona. Sono le situazioni che determinano se una volta sbagli e l'altra no, se in quella determinata occasione riesci a mostrare buon senso e in quell'altra ti parte l'embolo e sfori nell'errore. 

 

Io personalmente non credo nei format e negli standard, nelle nozioni di default diciamo. 

Le esperienze e il vissuto consentono di formarci in una determinata maniera, starà ad ogni singola esistenza rapportarcisi, sperando di farlo al meglio, e sempre considerando che mille sono i modi diversi in cui per la stessa azione vieni valutato. 

 

Tendenzialmente cerco di considerare valore l'esistenza stessa, per la quale deve esserci automaticamente  rispetto. 

Poi naturalmente rispetto vuol dire anche confronto, e non condiscendenza e basta, per cui si può benissimo essere in disaccordo con altri senza per questo giudicare la persona in toto.

 


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