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Le ragioni letterarie del ritardo di TWOW. Martin tra labirinti narrativi e universi paralleli.
O di Oz Stark
creato il 20 marzo 2024

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Oz Stark
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Inviato il 20 marzo 2024 14:18 Autore

È diventato un caso letterario di portata mondiale il “blocco dello scrittore” di cui sta soffrendo George R.R. Martin, fermo alla pubblicazione del quinto libro della saga risalente ormai al 2011, lo stesso a cui era fermo nel momento traumatico per i suoi fan in cui è avvenuto il sorpasso della serie televisiva. La serie televisiva nata dai libri di Martin, a cui lo stesso autore ha collaborato nella sceneggiatura, ha infranto molti record della storia dello spettacolo, ed è sulla bocca di tutti da dieci anni a questa parte; questa grande attenzione mediatica ha fatto sì che il blocco dello scrittore di Martin diventasse il più visibile della storia recente. Le dichiarazioni di Martin, inoltre, soprattutto nei primi anni successivi alla pubblicazione del quinto libro, hanno illuso i lettori per molto tempo che la pubblicazione di The Winds of Winter fosse ormai prossima, contribuendo a creare scandalo attorno a quello che ormai da molto tempo non si può più definire un semplice ritardo. Bisogna precisare, però, come non si tratti di un blocco generale di cui soffre Martin, che sta continuando a pubblicare libri e contribuire a sceneggiature; il blocco si circoscrive alla saga che lo ha reso celebre. (perché? Non è un blocco artistico completo).

Questa analisi sul blocco capitato a Martin esula completamente da tutte le motivazioni che non hanno a che fare con gli aspetti testuali o con questioni puramente letterarie; il ritardo da parte di Martin è in gran parte dovuto all’enorme successo da lui conosciuto solo in tarda età, che lo ha portato a doversi occupare tra le altre cose della sceneggiatura della serie televisiva, il tramite attraverso cui, con tutti i suoi difetti, l’opera di Martin è divenuta di fama mondiale, e allo stesso tempo ha dovuto dedicarsi ad altri progetti, molti legati al mondo della Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, senza però offrire un contributo allo sviluppo della trama originaria.

In questa situazione paradossale, non solo l’autore sa il finale, lo sanno tutti; eppure, l’autore non riesce a decidersi sul procedere della narrazione. Il caso di Martin è un unicum storico non per il suo blocco dello scrittore, ma per un blocco avvenuto quando c’è persino una traccia da seguire, e la storia è stata trasmessa in un’altra forma artistica. Per questo il blocco dello scrittore deve essere imputato, oltre a circostanze esterne, a certe caratteristiche della scrittura di Martin.

 

 

Senza entrare in dettagli troppo specifici relativi alla trama e alle tecniche narrative di grande successo dell’autore, Martin si è dimostrato un assoluto maestro nella tecnica dell’entrelacement e uno stile quasi ariostesco. In ACOK e ASOS, i boschi delle Terre dei Fiumi ricordano chiaramente quelli di Ariosto e Boiardo per lo smarrimento spirituale e fisico che vivono i personaggi e l’intrecciarsi spesso inconsapevole delle loro vicende.

Sembra facile attribuire il principale ritardo di produzione di Martin a una semplice perdita di orientamento nel labirinto da lui stesso creato; l’intreccio potrebbe essere impossibile da sciogliere, a questo punto, per diverse ragioni, quali i numerosi impegni che Martin si è preso nei confronti di svariati personaggi (Daenerys che per andare a Ovest deve prima andare a Est, le intricatissime situazioni di Dorne e della Valle di Arryn). Di solito quindi si attribuisce la difficoltà di Martin a una dilatazione e dispersione spaziale della vicenda. A mio parere, se davvero il problema fosse questo, non sarebbe così difficile da risolvere.

Provando ad analizzare la questione letteraria da un punto di vista diverso e meno semplicistico, ho notato che all’interno del filone principale della narrazione martiniana si sviluppano due sotto-narrazioni che emergono costantemente, a cui l’autore evidentemente tiene particolarmente: il passato e gli universi alternativi.

In questi libri come in pochi altri il passato ha una forte influenza sul presente – nonostante ci venga rivelato solo gradualmente - come lo stesso Tyrion ci fa notare (cit.).

It all goes back and back – Tyrion thought – to our mothers and fathers and theirs before them. We are puppets dancing on the strings of those who came before us, and one day our own children will take up our strings and dance in our steads. (ASOS p.969).

Il pensiero di Tyrion sembra riassumere la filosofia martiniana, per cui il passato ha un’incalcolabile influenza nel suo mondo, e di conseguenza grande spazio nella trama principale.

L’ossessione storicistica di Martin è visibile nella produzione massiccia a cui si sta dedicando riguardo agli avvenimenti precedenti cronologicamente alla saga; la sua focalizzazione sul passato ha fatto sì che Martin arrivasse a formulare storie e personaggi molto definiti e a sé stanti, con una loro personalità e un loro background, seppur lontani dal filone originario della storia.

La graduale rivelazione del passato, decisiva per una migliore comprensione del presente, ammalia senza dubbio il lettore; nonostante questo fiorire di sotto-trame e di intrecci antecedenti alla storia complichi ulteriormente l’universo martiniano, aggiungendo carne al fuoco e rendendo difficile mantenere il puzzle coerente, per lo meno l’autore sembra avere le idee chiare su come, quando e perché certi eventi passati siano rilevanti all’interno del filone principale.

L’idea cui sono giunto è dunque quella che il primo tipo di sotto-narrazione sia sicuramente una dissuasione dal perseguire la strada che porta alla conclusione, ma sia una distrazione oltre che completamente funzionale, tutto sommato gestibile.

Il discorso è diverso per le numerose alternative rispetto alla trama che Martin ci presenta all’interno della stessa narrazione.

 

Leggendo, infatti, ci si confronta con realtà alternative rispetto a quella che è o sarà la storia. Il problema è che queste possibilità sono altrettanto belle e strutturate, dotate di una loro autonoma forza narrativa.

Da qui la mia idea che l’autore non abbia, abbastanza semplicemente, il coraggio di prendere una decisione; Martin sta facendo fanta-politica (non a caso forse come traduttore italiano è stato scelto uno dei grandi maestri di fanta-politica in Italia, il compianto Altieri) con il suo stesso mondo fantastico, e non riesce più ad uscire da questo circolo vizioso, da queste possibilità che si escludono a vicenda ma che lui vuole mettere in scena a tutti i costi. Questa tendenza emerge spessissimo nei libri e rende partecipi i lettori; i libri di Martin si prestano come nessun altro a riflessioni fanta-politiche, ogni volta che lo rileggo (e capita molto spesso) mi capita di chiedermi in varie situazioni: what if?

Ed è sempre un what if diverso; talvolta, sono gli stessi personaggi ad enunciare possibilità diverse.

 

È su questo nodo che sorgono le enormi difficoltà di Martin.

L’aumento progressivo di personaggi aumenta a sua volta la difficoltà di compiere scelte definitive a livello di trama, quindi la tendenza di Martin diventa sempre più ingestibile man mano che i personaggi si moltiplicano e si spargono sulla mappa, strizzando l’occhio a migliaia di altri universi possibili.

I personaggi da uccidere, per ora, sono finiti. Grazie alla serie televisiva sappiamo che, più o meno, gli ultimi sopravvissuti hanno tutti un ruolo fondamentale nella parte finale della storia. La morte improvvisa dei protagonisti, specialità della narrazione martiniana, era anche il modo in cui lo scrittore troncava sul nascere i mondi possibili; tra gli esempi più emblematici ci sono Robb Stark e Oberyn Martell.

Quasi un intero capitolo di ASOS viene dedicato, con minuzia di dettagli, al piano di Robb per riconquistare il Moat Cailin; la narrazione di questa battaglia è già gloriosa, il piano viene spiegato in tutte le sue sfaccettature, vengono sollevati dubbi e contro-proposte, ma l’evento in sé non succederà mai. Nonostante ciò, questo è uno dei miei capitoli preferiti, e la narrazione di un fatto non avvenuto è comunque parte della storia.

Grazie a queste digressioni il lettore è portato a figurarsi scenari in cui, per esempio, non ci sono state le Nozze Rosse e Robb si lancia alla riconquista del Nord, con probabile successivo conflitto con Bruti ed Estranei. Evidentemente, lo stesso Martin aveva a cuore questa evoluzione della storia messa da parte per esigenze di trama.

Un discorso simile può essere fatto per il dialogo tra Oberyn Martell e Tyrion proprio prima del duello con Gregor Clegane; rileggendo quella parte, infatti, il lettore è portato ad immaginarsi un universo alternativo in cui la Vipera Rossa vince il duello con la Montagna, Tyrion si rifugia a Dorne ed insieme i due fomentano una ribellione incoronando Myrcella, favorendo paradossalmente i diritti di Cersei su Castel Granito. Sono scenari troppo affascinanti e stuzzicanti perché Martin, una volta immaginati, non li scrivesse. L’autore si era immaginato qualcosa che poi non ha fatto succedere, ma a cui era troppo affezionato per rinunciare. Martin fa uscire in questo modo i personaggi dai limiti della loro vicenda, rendendoli non solo narrativamente dinamici, ma immortali.

In queste digressioni tutto sommato inutili, Martin ripone una forza narrativa tale che l’universo parallelo prende corpo; questi universi paralleli e questa capacità di spaziare nella narrazione, di renderla frizzante, hanno fatto la fortuna della saga di Martin, ma arrivati a questo punto gli si stanno ritorcendo contro; ed è chiaro che lo scrittore non ha, per quanto ne dica, una sola storia in mente. Non ha una solo un paio di storie in mente, ne ha migliaia.

La percentuale di queste “storie nelle storia” scema negli ultimi due libri, sia nella quantità che nella qualità, non a caso gli ultimi due libri sono generalmente riconosciuti inferiori per ritmo narrativo e coerenza della trama.

Martin si è forse accorto, dunque, che la tendenza ad indagare il passato e futuri alternativi a quelli che ha veramente intenzione di creare, vanno a discapito dell’avvicinamento alla conclusione. Ma ancora fa troppa fatica staccarsene. Il momento in cui è iniziato il blocco è stato quello in cui Martin ha capito che doveva smettere di dare spazio a tutte queste digressioni, perché lo ha portato ad una cronica indecisione su quale strada prendere, su quale narrazione merita spazio e quale no, oltre a privarlo di una fondamentale risorsa del suo stile.

 

Proprio nell’epilogo dell’ultimo libro, attraverso i pensieri di Kevan Lannister, che aveva appena finito una di quelle riflessioni fanta-politiche che piacciono tanto a Martin, consistente in un passato parallelo in cui Rhaegar Targaryen si sposava con Cersei Lannister invece che con Elia Martell, leggiamo questa frase: But it did no good to brood on lost battles and roads not taken. That was a vice of old done man.

L'autore sta forse dando un avvertimento a sé stesso qui? Martin è di certo old. Vuole avvisare il lettore che ci sarà un cambio di marcia? Questo continuo ragionare su universi paralleli è stata per molti versi la fortuna del libro, ma potrebbe anche portarlo alla follia.

Per quale scopo Martin lo fa? Gusto narrativo o esibizione di altre storie che aveva in mente? In altre parole, lo fa per sé stesso, perché non vuole rassegnarsi ad abbandonare un’idea, o lo fa per i lettori e per un fine esclusivamente narrativo? La chiave sta nella risposta a questo quesito, e credo che la risposta sia in una vera e propria necessità da parte di Martin. Se non riuscirà ad andare oltre, il libro non finirà mai, ma questo potrebbe aggiungere fascino a questo universo talmente intricato, fluido, che talmente bene si presta a divagazioni e costituzioni di trame parallele, da voler continuamente rimandare l’appuntamento con la fissità che inevitabilmente l’inchiostro sulla carta conferisce.



Jacaerys Velaryon
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Jacaerys Velaryon
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Inviato il 20 marzo 2024 19:23

Bella riflessione.

Una precisazione: il caso di GOT e ASOIAF non è un unicum. In precedenza c'era stato quello del manga Fullmetal Alchemist e del suo primo adattamento televisivo.

Un'aggiunta: a rendere complessa ASOIAF è anche il frequente rimando simbolico a elementi storici e mitologici del mondo reale, oltre a numerose citazioni letterarie.


The time between the notes relates the colour to the scenes
A constant vogue of triumphs dislocate man, so it seems
And space between the focus shape ascend knowledge of love
As song and chance develop time, lost social temperance rules above

Then according to the man who showed his outstretched arm to space
He turned around and pointed, revealing all the human race
I shook my head and smiled a whisper, knowing all about the place

Jon Anderson & Steve Howe (Close to the Edge)

 

What is honor compared to a woman's love? What is duty against the feel of a newborn son in your arms… or the memory of a brother's smile? Wind and words. Wind and words. We are only human, and the gods have fashioned us for love. That is our great glory, and our great tragedy.

George R. R. Martin (A Game of Thrones)

 

The measure of a life is a measure of love and respect,

So hard to earn, so easily burned
In the fullness of time,
A garden to nurture and protect
It's a measure of a life
The treasure of a life is a measure of love and respect,
The way you live, the gifts that you give
In the fullness of time,
It's the only return that you expect

Neil Peart (The Garden)

 

Ernest Hemingway once wrote, ‘The world is a fine place, and worth fighting for.’ I agree with the second part.

Andrew Kevin Walker (Seven)

 

In this game that we’re playing, we can’t win. Some kinds of failure are better than other kinds, that’s all.

George Orwell (Nineteen Eighty-Four)


Mar
Confratello
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Mar
Confratello



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Inviato il 21 marzo 2024 18:49
Bravo Oz Stark, finalmente un nuovo utente con un post lungo e articolato come piace a me. La penso in maniera diversa sulla maggior parte delle cose che hai scritto, ma il bello di un forum online è anche questo.
 

Visto che il sistema non permette di quotare separatamente i vari passaggi metto in corsivo le parti a cui mi interessa maggiormente rispondere:
 

il ritardo da parte di Martin è in gran parte dovuto all’enorme successo da lui conosciuto solo in tarda età, che lo ha portato a doversi occupare tra le altre cose della sceneggiatura della serie televisiva, il tramite attraverso cui, con tutti i suoi difetti, l’opera di Martin è divenuta di fama mondiale, e allo stesso tempo ha dovuto dedicarsi ad altri progetti, molti legati al mondo della Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, senza però offrire un contributo allo sviluppo della trama originaria.

Questo è incorretto. Martin è diventato autore di fama mondiale (letteralmente il #1 New York Times Best Selling Author, scritta che campeggia in bella mostra sull'edizione americana dei libri) al più tardi all'inizio degli anni duemila, in pieno boom internet ("il Tolkien americano, il Tolkien americano !"), questo stesso forum ne è la banale dimostrazione, con la pubblicazione di AGOT, ACOK e ASOS, tutti tradotti in pressapoco tutte le lingue del mondo (quindi autore di fama non solo nel mondo anglofono). Se un decennio dopo questi fatti è stata girata GOT è proprio per l'enorme successo pre-GOT di ASOIAF, non viceversa (e se GOT, "con tutti i suoi difetti", è stata un successo, in primo luogo è proprio per la qualità di ASOIAF, tant'è che le stagioni post sorpasso sono pacificamente considerate le peggiori).

Al più si può dire che GOT ha contribuito a mantenere ASOIAF sulla cresta dell'onda anche a distanza di tanti anni nonostante i citati tempi biblici ma la generazione di nuovi lettori che si sono avvicinati ad ASOIAF partendo da GOT (e non viceversa) è solo una parte del totale, e soprattutto, ragionando a spanne, non è che la terza generazione di fan di ASOIAF, la prima essendo quella dei contemporanei alla stesura dell'opera durante gli anni novanta&duemila (di cui, ripeto, questo stesso forum è la prova), la seconda essendo quella arrivata in virtù del successo pre-GOT di ASOIAF tra anni duemila&duemiladieci (di cui io stesso faccio parte, per dire), e la terza essendo quella dell'era GOT, ossia anni duemiladieci&duemilaventi.

 
Hai premesso che la tua analisi riguarda le motivazioni che hanno a che fare con gli aspetti testuali o con questioni puramente letterarie. Dopo dici che il blocco dello scrittore deve essere imputato, oltre a circostanze esterne, a certe caratteristiche della scrittura di Martin.

Questo è corretto, ed è il segreto per capire Martin e Asoiaf. Lo stile di scrittura e la cronica incapacità di prevedere i suoi tempi sono infatti esattamente ciò che accomuna il Martin più o meno sconosciuto autore di racconti brevi di quarantanni fa, al contemporaneo Martin autore di saga fantasy più conosciuto/a del pianeta. Una sorta di conferma della sua genuinità, della serie "si, a distanza di tanti anni, il buon vecchio maledetto Martin è sempre lo stesso". La struttura a POV, tanto per fare l'esempio più banale di tutti, non è altro che la trasposizione in chiave "grande saga", di quella che è sempre stata la sua caratteristica/qualità di scrittore di racconti brevi (e agrodolci). Se ad un lettore sufficientemente allenato facessimo leggere due o tre racconti brevi Martiniani scritti venti o trenta anni prima di Asoiaf, e poi gli facessimo leggere due o tre capitoli a caso tratti da Asoiaf, in entrambi i casi senza rivelargli l'identità dell'autore, questo lettore "esperto" non avrebbe grossa difficoltà a capire che si tratta dello stesso autore.
Inoltre, il fatto che Martin abbia avuto "problemi" con AFFC e ADWD ben prima di GOT (e pre-sorpasso di GOT) è la prova lampante che non è stato GOT, e poi il sorpasso compiuto da GOT, a causare i problemi.  Ancora una volta è bene tenere presente il reale ordine cronologico dei fatti: sono stati i "problemi" pre-GOT a causare il ritardo di ASOIAF, che ha portato al sorpasso di GOT su ASOIAF, non è stato GOT e poi il sorpasso compiuto da GOT a causare i problemi di ASOIAF. Al più si può dire che ne hanno aggiunti di nuovi.
 
 

Sembra facile attribuire il principale ritardo di produzione di Martin a una semplice perdita di orientamento nel labirinto da lui stesso creato; l’intreccio potrebbe essere impossibile da sciogliere, a questo punto, per diverse ragioni, quali i numerosi impegni che Martin si è preso nei confronti di svariati personaggi (Daenerys che per andare a Ovest deve prima andare a Est, le intricatissime situazioni di Dorne e della Valle di Arryn). Di solito quindi si attribuisce la difficoltà di Martin a una dilatazione e dispersione spaziale della vicenda. A mio parere, se davvero il problema fosse questo, non sarebbe così difficile da risolvere.

 
Gli interessanti temi cui fai riferimento sono proprio quelli in cui si manifesta più intensamente lo sfasamento tra la percezione del fandom e la realtà cronologica dei fatti.

Problemi di Martin post ASOS (o post primi tre volumi, se preferite). Scrittura di AFFC e ADWD,
ritardi, ecc. Reazione dei fan: Martin non doveva scrivere quei due volumi e insistere invece con l'idea del salto temporale. Inversione cronologica! Martin ha scritto AFFC e ADWD proprio perchè l'idea originaria del salto temporale non ha funzionato. La sua soluzione non è stata altro che continuare a fare quello che aveva sempre fatto sino ad allora, ossia continuare a raccontare la storia attaverso tanti differenti POV/racconti brevi (e non con un mega prologo che ricapitola il futuro/passato accaduto fuori scena) e che prendono il via dall'istante in cui si è concluso il libro precedente, posto che la divisione in libri non ha granchè senso, proprio perchè Martin scrive a POV e non a libri. 

Sfasamento di percezione: AFFC e ADWD non sono altro che la prosecuzione di ciò che ASOIAF (e quindi AGOT, ACOK, ASOS) era stata sino ad allora, eppure nel fandom sono stati percepiti come qualcosa di estraneo, e si è invece invocato il salto temporale e il mega prologo. Ma quello si, sarebbe stato del tutto fuori posto (o meglio, lo è stato davvero, visto che Martin ha effettivamente stracciato quel piano). In alternativa, si è invocata la conclusione della saga con la fine della prima trilogia ("era un così bel finale e tanti saluti"), il che però è più o meno la più esplicita ammissione di non aver capito niente di ASOIAF che si possa fare. ASOS è, al più, la conclusione del gioco dei troni (e neanche, è semplicemente la fine per alcuni, neanche tutti, protagonisti di quel gioco, tant'è che altri vengono introdotti in versione pov proprio in quel libro, pensiamo a Jaime), ma ci sarà un motivo se a game of thrones è solo il titolo del primo libro della saga, e non della saga stessa? Per non parlare del fatto che mettere la parola fine dopo ASOS sconfessa squaiatamente l'idea originaria del salto temporale necessario a far crescere i "veri" protagonisti di Asoiaf, Arya, Bran e Jon e Dany su tutti, non a caso tutti pov presenti sin da AGOT e mai pensati per essere abbandonati a se stessi al termine di ASOS.
 

La percentuale di queste “storie nelle storia” scema negli ultimi due libri, sia nella quantità che nella qualità, non a caso gli ultimi due libri sono generalmente riconosciuti inferiori per ritmo narrativo e coerenza della trama.

Anticipo questa parte per questioni di coerenza sistematica nella mia risposta.
E la mia risposta è .... p
arla per te oh ! asciuging

Il fatto che siano inferiori per ritmo e coerenza è una opinione del tutto legittima, ma proprio per questo del tutto opinabile. Io per esempio trovo che molti dei pov di ADWD siano tra le più alte vette artistiche e narrative mai raggiunte da Martin in asoiaf. E a ogni rilettura, cioè man mano che è scemato l'effetto sopresa e aspettativa, ho apprezzato sempre di più il ritmo narrativo e la coerenza della trama.

 

 

La graduale rivelazione del passato, decisiva per una migliore comprensione del presente, ammalia senza dubbio il lettore; nonostante questo fiorire di sotto-trame e di intrecci antecedenti alla storia complichi ulteriormente l’universo martiniano, aggiungendo carne al fuoco e rendendo difficile mantenere il puzzle coerente, per lo meno l’autore sembra avere le idee chiare su come, quando e perché certi eventi passati siano rilevanti all’interno del filone principale.

L’idea cui sono giunto è dunque quella che il primo tipo di sotto-narrazione sia sicuramente una dissuasione dal perseguire la strada che porta alla conclusione, ma sia una distrazione oltre che completamente funzionale, tutto sommato gestibile.

In questo caso sono tutto sommato d'accordo, se non per un dettaglio, che però è bello grosso: la graduale rivelazione del passato è essa stessa, fin dall'inizio, parte essenziale dello sviluppo della trama e dunque, ragionando a lungo termine, della sua "conclusione". Faccio un esempio banale: la ricostruzione, da tutte le prospettive e i pov del caso, della R+L=J è, ed è sempre stata sin dai primi capitoli di AGOT, al (se non proprio il) cuore della trama dell'intero ASOIAF, tanto quanto le mosse future di Jon e Dany, e compagnia. Anche perchè, banalmente, più l'autore va avanti con la storia, più pagine ha a disposizione per svelare il passato.
 
 

La morte improvvisa dei protagonisti, specialità della narrazione martiniana, era anche il modo in cui lo scrittore troncava sul nascere i mondi possibili; tra gli esempi più emblematici ci sono Robb Stark e Oberyn Martell.

Quasi un intero capitolo di ASOS viene dedicato, con minuzia di dettagli, al piano di Robb per riconquistare il Moat Cailin; la narrazione di questa battaglia è già gloriosa, il piano viene spiegato in tutte le sue sfaccettature, vengono sollevati dubbi e contro-proposte, ma l’evento in sé non succederà mai. Nonostante ciò, questo è uno dei miei capitoli preferiti, e la narrazione di un fatto non avvenuto è comunque parte della storia. (...)

Un discorso simile può essere fatto per il dialogo tra Oberyn Martell e Tyrion (...)

In queste digressioni tutto sommato inutili, Martin ripone una forza narrativa tale che l’universo parallelo prende corpo; questi universi paralleli e questa capacità di spaziare nella narrazione, di renderla frizzante, hanno fatto la fortuna della saga di Martin, ma arrivati a questo punto gli si stanno ritorcendo contro; ed è chiaro che lo scrittore non ha, per quanto ne dica, una sola storia in mente. Non ha una solo un paio di storie in mente, ne ha migliaia.

 
Qua torno a pensarla molto diversamente. Martin ha una sola storia in mente, da narrare attraverso n pov differenti, e Martin non ha mai pensato di far sopravvivere personaggi come Ned, Robb, Oberyn. Non c'è mai stato alcuno scenario in cui l'esercito Stark si riprende il Nord, o Tyrion finisce a Dorne piuttosto che ad Essos. Quello che Martin ha fatto, da bravo scrittore quale è, con tali personaggi e relativi colpi di scena, è far appassionare alle loro vicende i lettori (com'è che ha sempre detto, "i personaggi che amate e odiate, e i personaggi amate odiare e odiate amare"?). Il punto è che, finchè era vivo, per Robb aveva tutto il senso del mondo mettersi a fare piani minuziosi sul Moat Cailin, e certamente per il pov Catelyn Robb era il centro del mondo, pur se, non solo per il Martin autore Catelyn&Robb non sono mai stati i veri protagonisti di ASOIAF, ma anzi il Martin autore stava architettando le Nozze Rosse. Ma se le Nozze Rosse hano avuto l'impatto che hanno avuto è proprio per il modo in cui Martin ha trattato Cateyn e Robb prima delle Nozze Rosse (e dunque i capitoli sul Moat, eccetera). L'abilità di Martin, e la bellezza di Asoiaf, sta proprio in questo, mentre l'errore sta nel pensare che queste digressioni siano inutili e non invece l'essenza di asoiaf, il motivo per cui è così coinvolgente.
 
 

Proprio nell’epilogo dell’ultimo libro, attraverso i pensieri di Kevan Lannister, che aveva appena finito una di quelle riflessioni fanta-politiche che piacciono tanto a Martin, consistente in un passato parallelo in cui Rhaegar Targaryen si sposava con Cersei Lannister invece che con Elia Martell, leggiamo questa frase: But it did no good to brood on lost battles and roads not taken. That was a vice of old done man.

L'autore sta forse dando un avvertimento a sé stesso qui? Martin è di certo old. Vuole avvisare il lettore che ci sarà un cambio di marcia? Questo continuo ragionare su universi paralleli è stata per molti versi la fortuna del libro, ma potrebbe anche portarlo alla follia.

No, no. Martin sta scrivendo il pov di un vecchio. I vecchi non fanno altro che broodare on lost battles and roads not taken. Allora Martin, da bravo scrittore, scrive il pov di un vecchio che pensa continuamente a vecchie strade e battaglie asciuging


"It may be a reflection on human nature, that such devices should be necessary to control the abuses of government. But what is government itself, but the greatest of all reflections on human nature? If men were angels, no government would be necessary. If angels were to govern men, neither external nor internal controls on government would be necessary. In framing a government which is to be administered by men over men, the great difficulty lies in this: you must first enable the government to control the governed; and in the next place oblige it to control itself".

Federalist No. 51, The Structure of the Government Must Furnish the Proper Checks and Balances Between the Different Departments, in The Federalist Papers, a collection of essays written in favour of the new Constitution as agreed upon by the Federal Convention, September 17, 1787

Alexander Hamilton, James Madison, John Jay

O
Oz Stark
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Oz Stark


O

Utente
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Inviato il 25 marzo 2024 13:38 Autore

Grazie mille per le risposte! Il proposito della discussione sarebbe un confronto sulle ragioni "letterarie" e stilistiche - prettamente inerenti alle Cronache - del ritardo di Martin, che per quanto non sia il primo della sua carriera non ha paragoni con il passato (sono ormai 12 anni). Ovviamente Martin è sempre più distratto da altri impegni e progetti, ma mi interessava sapere se secondo voi ci fossero dei problemi strutturali all'interno della storia che gli impediscono di proseguire e quali fossero i nodi narrativi che non riesce a sciogliere. Come detto, la situazione è paradossale rispetto ad altri blocchi, perchè una traccia da seguire la avrebbe (il finale della serie). Il problema starebbe nel decidere quanto e cosa cambiare rispetto al finale già esistente, ma non si tratta di dubbi che giustificano 12 anni di riflessioni.

La risposta che mi sono dato io è che la sua passione per la digressione lo abbia portato all'interno di un groviglio in cui non sa più decidere cosa tenere come semplice digressione e cosa rendere effettivo avanzamento della trama, visto che tempo per digressioni ce ne sarà sempre meno (per quanto io sia perfettamente d'accordo che queste digressioni siano l'essenza della storia e il bello di ASOIAF).

 

Inoltre, possibile Martin sia riluttante ad utilizzare alcune delle soluzioni drastiche proposte dalla serie per liberarsi di molti personaggi e trame secondarie? VD. Tempio di Baelor e altofuoco.

Il colpo di scena di questo tipo è il marchio di fabbrica martiniano, ma ora che ci penso l'altro episodio-strage che avrebbe potuto aiutarlo a liberarsi di molti personaggi, Le Nozze Rosse, è stata in realtà una finta strage. Alla fine è praticamente il solo Robb Stark a morire, con tutto l'esercito del Nord. Per il resto abbiamo il Grande Jon in prigione, Maege Mormont e Galbart Glover che risalgono l'Incollatura, la moglie di Robb viva e incinta, Catelyn Stark che addirittura resuscita e si mette a capo della confraternita (non a caso trama completamentre scartata dalla serie, in cui c'era necessità di andare avanti). Tutti personaggi di cui dovrà occuparsi più o meno individualmente. Martin ha trasformato un episodio potenzialmente risolutivo in un disseminarsi di sotto-trame, possibile che quella di Martin (nel caso di ASOIAF) sia proprio incpacità di prendere decisioni e abbandonare certe strade? Tralasciando il suo gusto per il colpo di scena come per la morte di Eddard. 

 

Mi rendo conto di essermi un po' ripetuto ma volevo cercare di chiarire il senso della discussione. Grazie ancora!


D
Daemon Targaryen
Utente
1486 messaggi
Daemon Targaryen


D

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1486 messaggi
Inviato il 25 marzo 2024 14:48
Oz Stark ha scritto:

Ovviamente Martin è sempre più distratto da altri impegni e progetti, ma mi interessava sapere se secondo voi ci fossero dei problemi strutturali all'interno della storia che gli impediscono di proseguire e quali fossero i nodi narrativi che non riesce a sciogliere. Come detto, la situazione è paradossale rispetto ad altri blocchi, perchè una traccia da seguire la avrebbe (il finale della serie). Il problema starebbe nel decidere quanto e cosa cambiare rispetto al finale già esistente, ma non si tratta di dubbi che giustificano 12 anni di riflessioni.

Non credo che la traccia della serie possa essere di aiuto. Se pensiamo al numero di personaggi e casate di Westeros (con tutti i loro complessi equilibri), è impensabile che nei libri ci sia Spoiler Got 

Un gran concilio semplificato come quello che abbiamo visto.

Inoltre nei libri ci sono da gestire troppe cose che la serie ha tagliato senza porsi il problema delle conseguenze o della coerenza della storia. Se Martin non ha voluto fare tagli netti come la serie, forse è perché si rende conto che la storia sarebbe di gran lunga peggiore. Secondo me comunque lo mette in crisi la parte magica della trama che ora dovrebbe diventare sempre più importante (e che la serie ha tagliato, quindi non è un problema che D&D hanno dovuto gestire).



Jacaerys Velaryon
Confratello
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4475 messaggi
Jacaerys Velaryon
Confratello



Utente
4475 messaggi
Inviato il 25 marzo 2024 15:36

Condivido un video sull'argomento.


The time between the notes relates the colour to the scenes
A constant vogue of triumphs dislocate man, so it seems
And space between the focus shape ascend knowledge of love
As song and chance develop time, lost social temperance rules above

Then according to the man who showed his outstretched arm to space
He turned around and pointed, revealing all the human race
I shook my head and smiled a whisper, knowing all about the place

Jon Anderson & Steve Howe (Close to the Edge)

 

What is honor compared to a woman's love? What is duty against the feel of a newborn son in your arms… or the memory of a brother's smile? Wind and words. Wind and words. We are only human, and the gods have fashioned us for love. That is our great glory, and our great tragedy.

George R. R. Martin (A Game of Thrones)

 

The measure of a life is a measure of love and respect,

So hard to earn, so easily burned
In the fullness of time,
A garden to nurture and protect
It's a measure of a life
The treasure of a life is a measure of love and respect,
The way you live, the gifts that you give
In the fullness of time,
It's the only return that you expect

Neil Peart (The Garden)

 

Ernest Hemingway once wrote, ‘The world is a fine place, and worth fighting for.’ I agree with the second part.

Andrew Kevin Walker (Seven)

 

In this game that we’re playing, we can’t win. Some kinds of failure are better than other kinds, that’s all.

George Orwell (Nineteen Eighty-Four)

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4 settimane fa

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O
Oz Stark
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Jacaerys Velaryon
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D
Daemon Targaryen
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Mar
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